Il cantautore ha riproposto il repertorio del padre Ivan alla Festa Pop di Intimiano

È sottile questo filo che ci unisce

è la debolezza che ci fa più forti.

Soli noi siamo simili

però noi non ci siamo incontrati mai

ma certe sere le conosco anch’io… un uomo.

“Un uomo”, brano dell’album Ivangarage del 1983, riassume in sé due delle componenti che hanno reso Ivan Graziani uno degli esponenti più interessanti del nostro panorama musicale: liriche in grado di esprimere sentimenti intimi, umane debolezze ma anche critiche sarcastiche al perbenismo e all’ipocrisia, e musica rock tagliente, graffiante, sempre attualissima. La fragilità che accomuna gli individui può dunque diventare la loro stessa forza nei momenti di unione e di condivisione. Ed un concerto di fine estate può essere l’occasione ideale per tante persone che, ancora una volta, vogliono tornare a stare insieme sotto un palco, magari un po’ più distanziate che in passato, ma con lo stesso entusiasmo che la musica sempre trasmette.

Con queste aspettative l’affezionato pubblico della Festa Pop di Intimiano ha salutato, ieri sera, Filippo Graziani in qualità di interprete del repertorio paterno. Quello di Filippo, anch’egli apprezzato cantautore, è un gradito ritorno nel Canturino a due anni di distanza, questa volta però in versione power trio, con il fratello maggiore Tommy alla batteria e Francesco Cardelli al basso.

Il musicista ha regalato al pubblico due ore di un trascinante show, ripercorrendo la carriera del padre con arrangiamenti dei pezzi che li hanno resi decisamente più rock. La scaletta inizia con Fuoco sulla collina, per poi proseguire con Sabbia nel deserto e I lupi, brani che incarnano, forse, il vero talento di Ivan, conosciuto invece dal grande pubblico prevalentemente per ballate intimiste o per indagini sull’universo femminile in tutte le sue sfaccettature. Filippo appare particolarmente a suo agio nel ruolo di interprete del repertorio del genitore, che gli consente di mettere in evidenza il suo particolare timbro vocale, molto simile a quello paterno, ma anche la propria notevole e versatile abilità chitarristica.

I successivi brani come Dada, Angelina, Agnese delineano altrettanti ritratti di donna, per quanto diversi tra loro. Se la prima è una “sporca poesia” che parla di amicizia, droga e malavita, la seconda descrive il legame contorto che può legare una ragazza all’uomo che di lei abusa e che la renderà facile preda di altre relazioni distruttive. Ivan Graziani aveva la capacità di creare immagini femminili con pochi tratti (“le scarpe da tennis bianche e blu/seni pesanti e labbra rosse/la giacca a vento” rendono la Marta di Lugano addio una figura realistica e indimenticabile), a volte delicati, a volte dai toni drammatici e spietati, ma sempre con grande misura. Le donne del cantautore sono amori giovanili che lasciano il cuore pieno di malinconia, come la mai baciata “dolce Agnese color di cioccolata”, ma anche vittime del pregiudizio, della tossicodipendenza o della violenza, e queste tre canzoni sono emblematiche in questo senso.

Filippo passa poi a stigmatizzare i vizi e l’ipocrisia di alcuni rappresentanti della società dei benpensanti, riproponendo pezzi come Pigro o Prudenza mai, scritti con la stessa ironia e il gusto per il ritratto che resero Ivan anche un apprezzato fumettista. Dopo le energetiche Dr. Jekyll e Mr. Hyde, Il chitarrista e Monna Lisa, il musicista concede al pubblico alcuni immancabili bis come, appunto, Lugano addio – in versione più intimista rispetto ad altre canzoni – e (Firenze) canzone triste, inframmezzandole però con Un uomo, uno dei tanti brani che, come si è detto all’inizio, racchiudono entrambe le anime del repertorio del cantautore abruzzese: quella del Graziani poeta che riflette sulla fragilità della condizione umana e quella del rocker che ha scritto pezzi unici in un trentennio di musica italiana.

Vorrei ricordare, infine, che Ivan Graziani è stato anche un grande beatlesiano e che Filippo ha recentemente partecipato, lo scorso 22 agosto, ad un concerto-tributo a John Lennon, insieme a Francesco Baccini, Bocephus King, gli Smallable Ensemble e tanti altri, nell’ambito del festival “Piombino 20eventi”, dove ha eseguito Dear Prudence e How Do You Sleep. Filippo Graziani è davvero un musicista di talento, al quale auguro il meglio per la propria carriera, sia come autore che come interprete.