“Letteratura in musica” è il nuovo progetto del cantautore marchigiano

Quello di musica e letteratura è un binomio spesso ricorrente. Se l’esempio più eclatante è il premio Nobel per la letteratura attribuito a Bob Dylan nel 2016 come riconoscimento del valore del songwriter di Duluth in qualità di autentico poeta moderno nel panorama statunitense e internazionale, molti sono i musicisti e cantautori che per le loro composizioni si sono ispirati ai capolavori della letteratura. Volendo restare in ambito italiano, tra gli esempi più noti si può annoverare Massimo Bubola, che nei suoi brani ha spesso inserito riferimenti letterari, da Prospero e Calibano nella Ballata dei luminosi giorni ai brani dedicati a Dostoevskij e Dino Campana. E poi Non al denaro né all’amore né al cielo di Fabrizio De André, che è una trasposizione di alcune liriche dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

Un disco forse dimenticato, ma che merita una citazione, è sicuramente Il sogno di Alice dell’Assemblea Musicale Teatrale, album del 1975 realizzato da un ensemble noto per la sua collaborazione con Francesco Guccini. Registrato nei mitici Stone Castle Studios di Carimate, il disco contiene, tra i vari brani, una canzone ispirata alla Fattoria degli animali di George Orwell, mentre la title track trasporta la vicenda dell’eroina di Lewis Carroll negli anni di piombo, tra P38 e Marx, Togliatti e Toni Negri.

Venendo alla contemporaneità, molti sono gli artisti che si lasciano catturare dal fascino della poesia o della prosa di autori classici o più recenti. Tra questi, il marchigiano Gianluca Lalli, cantautore che ha al suo attivo cinque album: il più recente, uscito quest’anno, si intitola proprio Letteratura in Musica. Il disco si compone di ben 16 tracce, delle quali 10 sono inedite, mentre le rimanenti sono state “ripescate” dai lavori precedenti per dare forma a un concept album che per le sue fonti parte dall’antica Grecia per arrivare fino ai giorni nostri, con Alda Merini. Così brani come Tersite ed Elena fanno rivivere i personaggi dell’Iliade di Omero, Preludio e Dualismo si rifanno alle liriche degli scapigliati Emilio Praga ed Arrigo Boito, Fontamara e Cristo si è fermato a Eboli rievocano gli omonimi romanzi di Ignazio Silone e Carlo Levi; usciamo poi dall’ambito italiano con 1984, che cita il capolavoro distopico di Orwell. Gli altri pezzi fanno poi riferimento a composizioni meno note, ma sono comunque legati dal filo della vocazione cantautorale e narrativa di Lalli.

Gianluca Lalli, classe 1976, ha un curriculum molto ricco, che include prestigiosi riconoscimenti, tra cui il premio “Rino Gaetano” nel 2005, e da sempre si divide tra l’attività musicale e la scrittura. Come autore ha pubblicato racconti, poesie, raccolte di aforismi ed il romanzo storico Il Vangelo secondo me (2016). Nel corso della sua carriera ha collaborato con Claudio Lolli, con Flaco Biondini, chitarrista e produttore di Francesco Guccini, con il poeta e attore Remo Remotti, con lo scrittore Diego Cugia (padre del personaggio Jack Folla, protagonista di una trasmissione di Radio Rai) e con i Modena City Ramblers nel loro tour del 2019. Il suo ultimo disco, uscito a settembre del 2020, è in realtà il suo secondo esperimento “letterario”: l’album Favole al telefono, è infatti ispirato dall’omonima opera di Gianni Rodari ed è stato inserito nel palinsesto della RAI.

Ho avuto modo di confrontarmi con Gianluca in merito alle sue fonti di ispirazione e alla sua variegata attività artistica. Ecco cosa ci siamo detti.

Ciao Gianluca e benvenuto nel mio blog! L’accoppiata musica-letteratura ci accomuna, dato che queste due forme espressive mi appassionano da sempre, al punto che io stessa mi divido tra i miei interessi musicali, che si declinano tra recensioni, interviste e report, e la mia attività di insegnante di lingua e letteratura inglese. Nel tuo caso da dove nasce l’esigenza di unire queste due arti?

La scrittura è spesso una conseguenza della lettura. In passato io ho letto moltissimo e di conseguenza queste mie letture mi hanno aiutato a trovare il modo di esprimermi. La mia attività artistica, che manifesta i miei pensieri e i miei sentimenti, ha nel tempo preso varie forme espressive: da quella cinematografica, nel docufilm “Rino” sulla vita di Rino Gaetano, a quella poetica, attraverso i miei libri di poesia, come La bella che è addormentata, o anche in veste di romanzo, come nel caso del libro Dal Vangelo secondo me. Il mio ultimo lavoro Letteratura in Musica non è altro che una sorta di “antologia” che indaga l’affascinante binomio di letteratura e musica, complici come due amanti fin dalle prime manifestazioni poetiche della nostra società.

Come si diceva nell’introduzione, i periodi letterari che costituiscono il contenuto del disco appartengono ai periodi più diversi, dalla Grecia omerica agli autori del Novecento, ed inoltre sono inclusi scrittori più o meno noti. Da dove nasce la tua scelta delle opere da mettere in musica?

La letteratura e la musica, come credo sia evidente, sono le mie due più grandi passioni. Infatti i miei quattro dischi precedenti sono tutti intrisi di letteratura: da Il tempo degli assassini (2011), il cui titolo deriva dalla poesia Mattinata d’ebbrezza di Arthur Rimbaud, poi La fabbrica di uomini ispirata all’ omonimo libro di Oskar Panizza, e infine il già citato album Favole al telefono, tratto dall’opera di Gianni Rodari. Le opere di Letteratura in Musica sono state scelte perché raccontano una storia alternativa alla versione dei fatti che ci hanno sempre raccontato. Quindi il disco vuole essere un’ucronia, attraverso la presentazione di una serie di personaggi. Ad esempio Elena di Troia, nella canzone a lei dedicata, rivendica il fatto di essere una donna libera di poter scegliere e innamorarsi di chi vuole, alla faccia della misoginia della cultura greca.  E poi Tersite, uno dei primi pacifisti occidentali, ed anche il primo portatore di handicap della nostra letteratura: Omero, che ovviamente esprime i valori della sua epoca, fa punire Tersite da Ulisse per il solo fatto che egli disprezzi la guerra. 

Non mancano, poi, spunti di critica sociale…

Si tocca, infatti, il tema della follia nel brano La nave dei folli, opera scritta da Sebastian Brandt come critica sociale alla borghesia di allora, intorno alla fine del Quattrocento, ripresa poi da Michel Foucault nel saggio Storia della follia nell’età classica, in cui l’autore sottolinea come l’occidente abbia sempre esorcizzato le diversità etichettandole come “follia”. Ci sono inoltre le poesie dei poeti scapigliati milanesi Boito e Praga, una poesia inedita di Alda Merini, le denunce romanzate di Carlo Levi e di Ignazio Silone… insomma è la storia raccontata da chi non ha avuto voce nella storia ufficiale, l’espressione in musica degli anticonformisti finalmente liberi di parlare. 

Mi ha colpito molto la copertina del tuo disco, di gusto surrealista, direi magrittiano. È un tuo ritratto, ma sono presenti numerosi oggetti simbolici, dal filare di cipressi che rimanda a Carducci alla barca, alla chitarra, ai libri e alle palle da giocoliere, tutti elementi che possono dare adito a molteplici interpretazioni. Potresti spiegarne il significato?

La copertina è stata realizzata da una pittrice ligure, Federica Orsini, con cui ho collaborato in passato per il mio spettacolo Lisistrata & le altre, un lavoro teatrale contro la violenza di genere. In quell’occasione lei aveva rappresentato con le sue opere pittoriche le mie poesie dedicate alle tematiche di discriminazione verso le donne. Federica inserisce spesso elementi simbolici nelle sue opere, ma non ritiene necessario spiegare razionalmente quello che l’istinto che riversa nell’arte: afferma che illustrare il significato di un quadro sia come spiegare una poesia, e in un certo senso sono d’accordo con lei, perché secondo me in questa società c’è troppa razionalità. Ad ogni modo, questo suo dipinto è l’unico in cui il soggetto non sia femminile: penso che la mia figura stilizzata sia stato il suo primo approccio artistico con un uomo. Per me gli elementi fondamentali di questa immagine sono ovviamente la chitarra e i libri, in riferimento al binomio tra letteratura e musica, e poi le sfere, elemento presente in tutte le sue opere. Le sfere sono i pianeti, la nave che porto in spalla è un riferimento al brano La nave dei folli, lo straccio rappresenta le fatiche a cui va incontro chi decide di avere in questa vita un proprio percorso interiore, di riscoperta di sé. Le due piccole boccette al margine, infine, sono le cure mediche dell’Occidente, un Occidente troppo materialista e razionale che cura il corpo ma che ignora l’anima, quindi una cultura e una medicina assolutamente sterile. 

Credi che la realizzazione di un concept album come questo sia in linea o in controtendenza con il panorama musicale contemporaneo? Credi davvero (voglio essere un po’ provocatoria) che ci sia davvero spazio per un progetto come il tuo?

Questo disco è stato e sarà presentato in diversi festival importanti. Andrà al Museo Ignazio Silone a Pescina (AQ); inoltre con esso sono stato a Mantova a Casa del Mantegna, all’istituto Italiano di cultura di Montréal in Canada, al Festival letterario “Città di Grottammare”, a Radio 1 Rai e ad altri eventi di rilievo, nazionali e internazionali. È anche stato candidato quest’anno nelle targhe Tenco; ciononostante resta un album di nicchia per le scuole, per gli istituti di cultura e raramente si sente in radio o in TV, e quando accade, viene trasmesso in fasce orarie improbabili, dopo la mezzanotte. È come se la cultura dovesse rimanere marginale, le canzoni non dovessero far pensare… del resto lasciare il pubblico nell’ignoranza e nella superficialità è un’ottima strategia per poter mantenere il potere! 

Mi vorrei collegare a questa tua ultima affermazione, perché rimanda agli scenari di tanti romanzi distopici, nei quali i libri vengono distrutti o proibiti… George Orwell, ad esempio, è uno dei miei autori preferiti ed ogni anno propongo ai miei studenti la lettura integrale di una sua opera. A parte la denuncia dei totalitarismi, una delle tematiche che prediligo di questo autore è quella dell’importanza del linguaggio, che può essere utilizzato come strumento di controllo. Tu, personalmente, perché hai scelto questo autore britannico, tra una maggioranza di scrittori italiani?

Ho individuato Orwell perché mi sono sempre occupato di distopie. A mio avviso lui, nel ‘900 è stato il massimo rappresentante di questo genere con “La fattoria degli animali” e “1984“, romanzi che ho musicato entrambi. Ho trasposto in musica anche Noi di ZamjatinIl mondo nuovo di Aldous Huxley e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury che sono romanzi con tematiche simili e che sicuramente Orwell aveva ben presente.

Ringrazio Gianluca Lalli per questa interessantissima conversazione e gli auguro il meglio per il suo progetto artistico di indubbio spessore culturale.