Composta da George Harrison in India, la canzone venne scartata da quelle destinate al “White Album”
Nella sua autobiografia “I Me Mine”, pubblicata nell’agosto 1980 in edizione limitata (Genesis Publication) e successivamente ristampata da altri editori (W H Allen, Weinfeld & Nicholson, Simon & Schuster e da Rizzoli nella versione italiana), George Harrison commentò oltre ottanta tra le sue canzoni, raccontandone la genesi e le fonti di ispirazione. Nel volume sono presenti anche riproduzioni fotografiche dei testi autografi, scritti su fogli di carta. Si tratta di brani che vennero incisi dai Beatles, da Harrison stesso nei propri album solisti o che furono da lui ceduti ad altri artisti. Tra i tanti, la nostra attenzione si sofferma su Sour Milk Sea, che il “quiet Beatle” scrisse nel 1968, durante il suo soggiorno a Rishikesh, in India, nell’ashram del Maharishi Mahesh Yogi, dove si era recato insieme a John Lennon, Paul McCartney e Ringo Starr (con mogli e fidanzate al seguito) per studiare la Meditazione Trascendentale.

Harrison, insieme alla moglie Pattie Boyd, aveva conosciuto gli insegnamenti del guru indiano l’anno precedente, durante un tour europeo di Mahesh, e aveva promosso la partecipazione della band ad un ritiro spirituale nella “capitale dello yoga” che sarebbe dovuto durare tre mesi, dal 16 gennaio al 25 aprile 1968. In realtà George si era già recato in India nel 1966, per studiare il sitar sotto la guida di Ravi Shankar, dopo averlo già utilizzato in diverse sue composizioni, come Norwegian Wood e Love You To (quest’ultima seguiva in pieno gli stilemi della musica indiana e presentava un testo di natura riflessiva e meditativa). La visita dei Beatles generò un ampio interesse per la meditazione trascendentale e la spiritualità orientale in generale tra i giovani occidentali, anche se gli stessi Beatles espressero in seguito alcune riserve nei confronti della condotta del Maharishi (Lennon, ad esempio, lo criticò apertamente nel testo del brano Sexy Sadie).

Il soggiorno in India si rivelò, in ogni caso, molto proficuo in termini di ispirazione poiché durante quelle settimane i membri della band composero numerosi brani, circa una trentina, molti dei quali poi confluirono nel White Album. E proprio Sour Milk Sea fu uno dei pezzi che vide la luce in questa circostanza, anche se poi non venne incluso nel “doppio bianco”.
Al rientro in Inghilterra, nel maggio 1968, la band iniziò le registrazioni per il nuovo album. Per la prima sessione di prove venne scelta Kinfauns, la residenza di Harrison, e qui vennero realizzate 27 tracce, alcune delle quali, tra cui la stessa Sour Milk Sea, vennero accantonate. Il risultato di quel lavoro si può ascoltare, dopo essere circolato in diversi bootleg, negli Esher Demos, allegati all’edizione celebrativa per i 50 anni del White Album pubblicata nel 2018.
La demo del brano fu registrata con il registratore a quattro tracce Ampex di Harrison. George, oltre a cantare, suonò la chitarra acustica, accompagnato da Ringo al tamburello e da Paul al basso.
Nello stesso periodo, i Quattro crearono l’etichetta discografica Apple Records e misero sotto contratto alcuni artisti (tra i quali Jackie Lomax e Mary Hopkin). Per il 45 giri di debutto di Lomax venne prescelta proprio Sour Milk Sea.
Lomax, cantante originario di Liverpool dotato di una notevole estensione vocale, fu accompagnato nel brano dallo stesso Harrison alla chitarra elettrica ed acustica, con i contributi di McCartney al basso, Starr alla batteria, Eric Clapton alla chitarra e Nicky Hopkins alle tastiere. Oltre a suonare la chitarra ritmica acustica, George eseguì un assolo di chitarra elettrica, che compare dopo il break di chitarra solista di Clapton. È presente anche l’organo Hammond, anche se la parte non è accreditata. La registrazione fu completata il 26 giugno.
Lomax partecipò poi alle sessioni dei Beatles, nei cori di Dear Prudence ed Hey Jude. Il singolo fu pubblicato il 26 agosto negli USA e il 6 settembre in Gran Bretagna. Insieme a Hey Jude, a Those Were the Days di Mary Hopkin e allo strumentale Thingumybob della Dyke Mills Band, fu uno dei 45 giri denominati “Our First Four” che segnarono il lancio ufficiale della Apple, con la loro uscita in contemporanea sul mercato.

L’etichetta organizzò una sontuosa campagna promozionale, guidata da Derek Taylor, che Harrison aveva invitato ad aiutare a gestire la nuova impresa dei Beatles. Il singolo di Lomax venne messo in ombra da Hey Jude e dal brano della Hopkin, ma fu comunque apprezzato dalla critica per suo il piglio hard rock (qualcuno parlò addirittura di “primo prototipo di heavy metal”) e divenne una hit nella top 30 in Canada. Insieme al lato B, The Eagle Laughs at You firmata da Lomax, la canzone fu poi inclusa nell’unico album Apple del cantante, “Is This What You Want?”. pubblicato nel marzo 1969. La traccia appare anche nella compilation del 2010 “Come and Get It: The Best of Apple Records”.
Come per le altre canzoni che scrisse a Rishikesh, “Sour Milk Sea” segnò l’inizio del ritorno di Harrison alla chitarra come suo strumento principale, in coincidenza con un graduale abbandono dei suoi tentativi di padroneggiare il sitar. In un’intervista del settembre 1968 al “New Musical Express”, George ricordò di aver scritto la musica “in dieci minuti” poiché all’epoca era senza chitarra e dovette prendere in prestito quella di Lennon. “Ho sempre immaginato la canzone come rock ‘n’ roll” dichiarò in quell’occasione. Dal punto di vista musicale, il brano condivide parte delle sue caratteristiche melodiche con Savoy Truffle, mentre a livello testuale si configura come un’ideale prosecuzione di Within You Without You, contenuta in “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”.
In “I Me Mine” Harrison spiegò che quest’ultimo brano aveva risentito del suo interesse per la meditazione. Nello specifico, il testo faceva riferimento al testo sacro dei Vedanta e al concetto di maya, ovvero la natura illusoria dell’esistenza (the people/ Who hide themselves behind a wall of illusion) e al fatto che l’amore sia l’unica forza che può salvare il mondo (with our love/ We could save the world) sulla stessa linea di All You Need Is Love.
L’esistenza umana è vista come relativa e caduca, ma al tempo stesso l’individuo è responsabile della propria evoluzione spirituale:
Try to realize it’s all within yourself
No one else can make you change
And to see you’re really only very small
And life flows on within you and without you
L’obiettivo da raggiungere è quello della calma interiore e del senso di unità con il Tutto:
When you’ve seen beyond yourself then you may find
Peace of mind is waiting there
And the time will come when you see we’re all one
And life flows on within you and without you
Sour Milk Sea appare più pragmatica, nel senso che vuole dare un messaggio immediatamente afferrabile. Anche in questo caso Harrison fornisce delucidazioni in merito nella sua autobiografia. Il titolo del brano è riferito ad un’immagine che compare nel Vishvasara Tantra, con il commento “What is here is elsewhere, what is not here is nowhere“, dal titolo “Kalladadi Samudra”, che in sanscrito significa appunto “mare di latte acido”.

L’idea di George è, quando ci si trova in difficoltà (“in the shit” è la sua esplicita espressione) lamentarsi è inutile: bisogna agire (“don’t go around moaning about it: do something about it”). Quando si è insoddisfatti della propria vita, dunque, bisogna avere un atteggiamento propositivo, capire che cosa si è sbagliato e cercare di porvi rimedio:
If your life’s not right, doesn’t satisfy you
Don’t get the breaks like some of us do
Better work it out, find where you’ve gone wrong
Better do it soon, you don’t have long
Il “mare di latte acido” è quindi la situazione in cui si è rimasti “impantanati” ed è opportuno ritornare alla propria autentica essenza:
Get out of sour milk sea
You don’t belong there
Get back to where you should be
Find out what’s going on there
Il verso “get back to where you should be” ispirò in seguito Paul McCartney per il suo “get back to where you once belonged” in Get Back.
George non fa un’esplicita allusione alla meditazione come risoluzione ai problemi individuali: sembra mettere più l’accento sulla volontà proattiva o su quella “legge dell’attrazione” che avrebbe conosciuto popolarità negli anni a venire. “Volere è potere” sembra essere il suo messaggio:
If you want the most from everything you do
In the shortest time, your dreams come true
In no time at all, it makes you more aware
Very simple process takes you there
Nella strofa successiva, invece, Harrison fa un riferimento diretto all’illuminazione e all’unica via che “porta risultati” (la spiritualità orientale e le discipline ad essa connesse):
Looking for release from limitation?
There’s nothing much without illumination
Can fool around with every different cult
‘Cause only one way really brings result

In questi versi, dunque, Harrison cita la maggiore consapevolezza e la liberazione dalle limitazioni terrene come benefici apportati dall’esperienza della meditazione. Secondo il teologo Dale Allison, attraverso la sua promessa di una soluzione rapida ai problemi individuali, la canzone anticipa il concetto enunciato da Lennon due anni dopo in Instant Karma!. Anche John, infatti, invita l’ascoltatore a “rimettersi in sesto” e ad associarsi agli altri esseri umani:
Instant karma’s gonna get you
Going to look you right in the face
You better get yourself together
Come and join the human race (…)
Instant karma’s gonna hit you
Gonna hit your back off your feet
Better recognize your brothers
Every one you meet
Al di là del messaggio che vuole veicolare, Sour Milk Sea rappresenta tre importanti “primati” nella carriera di Harrison. È stata la prima canzone che George ha “regalato” a un altro artista, segno che la sua produzione come cantautore aveva superato la quota di brani a lui assegnata (il suo contributo al White Album si basava, infatti su soli quattro pezzi: While My Guitar Gently Weeps, Piggies, Long Long Long e Savoy Truffle). Con Lomax fu anche la prima volta che il Beatle operò come produttore per un altro artista Inoltre, anche se Eric Clapton aveva contribuito alla colonna sonora “Wonderwall Music”, di fatto il primo progetto solista di George, Sour Milk Sea è il primo esempio in cui lui e Harrison condividono il ruolo di chitarrista solista in una registrazione.
Ricordiamo infine che nel 1970, i Sour Milk Sea, una delle band pre-Queen di Freddie Mercury, presero nome dal brano, a testimoniare l’impatto che il brano aveva avuto nell’ambiente rock, nonostante lo scarso successo commerciale.

In tempi recenti, negli anni Duemila, numerosi critici hanno sottolineato come Sour Milk Sea si collochi tra le migliori composizioni di Harrison per i Beatles negli ultimi anni del gruppo e si rammaricano della sua esclusione dalla discografia ufficiale; Andy Davis, nelle sue note di copertina della già citata compilation “Come and Get It”, definisce il brano addirittura “il più grande disco che i Beatles abbiano mai fatto”.
Resta sempre valido, poi, il messaggio ispirazionale delle liriche di George, che invitano chi ascolta a uscire dalla stagnazione emotiva e a intraprendere azioni, magari aiutandosi con la meditazione o altre discipline olistiche che aiutino la persona a ritrovare il contatto con la propria autentica essenza e a non sentirsi separati dal Tutto: concetti, questi, che ritornano più volte nelle sue composizioni, ad esempio in The Rising Sun, contenuta nell’album postumo “Brainwashed”:
And in the rising sun you can hear your life begin
And it’s here and there nowhere and everywhere
Though its atmosphere is rare
Oh the rising sun and the place that it’s coming from
Is inside of me and now I feel it constantly
Oh the rising sun…
Se è vero che la musica di George Harrison ha il potere di riconciliarci con la vita, Sour Milk Sea è sicuramente un pezzo “potente” in questo senso; tanto nella versione degli Esher Demos che in quella di Lomax (come pure nei brani non originali “ricostruiti” a posteriori) dona a chi l’ascolta una carica immediata, grazie sia alle sue coinvolgenti sonorità rock che alle sue liriche, che risuonano come un monito a riscuotersi dalla propria inerzia e ad essere protagonisti della propria vita.
