I due artisti hanno recentemente realizzato un doppio progetto musicale e letterario che parte dalle illustrazioni di Andy
Quando due artisti eclettici e visionari come Andy Bluvertigo e Lory Muratti si incontrano, il risultato non può che essere la realizzazione di progetti articolati su diversi versanti espressivi: la musica, innanzitutto, e poi le arti visive, la scrittura e la performance. Qualche mese la loro partnership ha dato vita alla pubblicazione di L’ora delle distanze, un romanzo scritto da Lory partendo da una serie di illustrazioni di Andy, e di un singolo omonimo, uscito come 45 giri in vinile dal doppio lato A (l’altra traccia è intitolata La caduta).

I due autori hanno definito il libro come un viaggio psychofantasy, dark e pop in cui si fondono musica, pittura e letteratura. Protagonista della vicenda è Fluon (Fluon è anche il nome della formazione a cui Andy ha dato vita nel 2012), un personaggio in conflitto con la realtà che lo circonda e che non si rassegna al vuoto di valori imperante in un mondo che ha dimenticato l’importanza dei sogni.
Fluon si trova a vivere una serie di avventure in una sorta di “contro-realtà” notturna partorita dalla propria stessa energia creatrice ed ogni notte, tramite un’iniezione di colori e musica fornitagli da un quadro e da un sintetizzatore, come un Dorian Gray o un dottor Jekyll di fine Novecento, recupera la propria autentica essenza e vive esperienze straordinarie, mentre il suo universo si popola di creature fantastiche.
Il brano musicale L’ora delle distanze, scritto a quattro mani da Lory e Andy, prende spunto dai contenuti del volume, ribadendo nelle liriche che “un mondo annoiato dei sogni/è un mondo da fa saltare per aria” e che solo nottetempo sia possibile riscoprire la libertà ed evadere dalle costrizioni, concetto evidente anche nel videoclip abbinato a La caduta.
Dopo aver approfondito i contenuti del progetto, ed in particolare la componente grafica e visuale, in questo articolo recentemente pubblicato su Art Over Covers:
https://www.artovercovers.com/2025/03/07/lora-delle-distanze-il-visionario-mondo-letterario-e-musicale-di-lory-muratti-e-andy/
abbiamo avuto modo di esplorare ulteriormente il mondo musicale e letterario dei due artisti in una conversazione con loro.
Lory, la tua attività letteraria segue di pari passo quella musicale. Il tuo primo romanzo, Valido per due, risale al 2005 e da allora i tuoi libri, sei in tutto, sono usciti a intervalli più o meno regolari. Ciò che li accomuna è l’incontro tra musica e narrativa. Volevo chiederti se per te nasce prima lo spunto narrativo o quello musicale e se in campo letterario tu abbia degli autori o dei periodi di riferimento.
L’unione tra letteratura e musica (ulteriormente ampliatasi, in tempi successivi, con la contaminazione della dimensione visiva) sono da sempre la chiave di lettura che uso per interpretare il mio vissuto e proporlo a chi ascolta, legge, osserva. È nato tutto in modo molto spontaneo quando, agli albori del mio percorso artistico, mi ritrovavo a scrivere racconti dai quali (per sottrazione e cut-up) andavo poi a costruire il testo di una canzone le cui atmosfere in musica rispondevano a ciò che “sentivo e immaginavo” vivendo l’esperienza che mi aveva portato a scrivere. Un modello di composizione che io amo definire “circolare” e che mi serve a sentire “completa” l’opera a cui sto dando vita. A livello formale sembrerebbe quindi nascere prima il racconto poi la composizione musicale ad esso ispirata e infine il testo cesellato, ma tutto questo si mescola e rimescola, in verità, a livello profondo e non so effettivamente dire se io senta/intuisca prima la musica che in qualche modo risuona in me mentre scrivo oppure il contrario.
Quanto agli autori e ai periodi di riferimento, potrei citarne diversi, ma credo che quel sottile fil rouge che unisce l’età del jazz (Francis Scott Fitzgerald) e in parallelo l’esistenzialismo europeo alla Beat Generation (Kerouac, Burroughs, Ferlinghetti) trent’anni dopo fino al minimalismo di autori come Bret Easton Ellis negli anni ’80 rappresenti al meglio l’immaginario al quale sento di appartenere come autore.

Leggendo il passaggio in cui il protagonista de L’ora delle distanze Fluon fa scorrere nelle proprie vene la musica e i colori collegandosi prima ad un quadro e poi ad una tastiera, non ho potuto fare a meno di pensare a due personaggi archetipici della letteratura europea: il dottor Jekyll e Dorian Gray. Il primo, tramite una pozione, si trasforma nell’alter ego Mr. Hyde e nottetempo può liberamente dare sfogo ai propri istinti, libero da quella maschera di rispettabilità che la società vittoriana gli impone. Dorian, la cui vicenda si colloca nel medesimo periodo, grazie a un quadro può ottenere l’eterna giovinezza, anche se poi, come lo stesso Jekyll, dovrà pagare le conseguenze delle proprie scelte, e in entrambi i casi la conclusione è tragica. Il fatto di riconoscere questi antecedenti è solo una mia intuizione o anche la tua ispirazione attinge al panorama letterario della tradizione?
Non vi è dubbio che l’immaginario del romanzo gotico e vittoriano mi appartenga profondamente e credo di poter dire che molto probabilmente permea anche l’approccio artistico dell’amico Andy che ha immaginato il primo soggetto della storia che abbiamo poi desiderato raccontare assieme. L’immagine del rito iniziatico a cui il protagonista si sottopone per “tornare, notte dopo notte, nelle Distanze” è mutuata da un dipinto a cui Andy ha dato vita parecchi anni fa, proprio per descrivere questo salto spazio/temporale che aveva immaginato. Una sorta di ingresso nel quadro di cui io ho poi tracciato i contorni immaginando i vissuti dei personaggi che abitano i suoi quadri.
L’ora delle distanze nasce, come si è già detto, dalle illustrazioni di Andy, che hanno ispirato la trama del romanzo e gli incontri di Fluon con personaggi diversissimi tra loro, dalla “rosa spinata” che campeggia sulla copertina del libro e del disco alla Regina, al Principe e a tanti altri. Potremmo dunque dire che la narrazione sia una “co-creazione” da parte di entrambi?
Lory: Come dicevo poco sopra, è senza dubbio questo un lavoro profondamente condiviso. Va da sé che ognuno si è occupato della propria specifica area di esperienza, ma nulla di tutto quello a cui abbiamo dato forma sarebbe stato possibile senza un continuo e profondo scambio di immaginario artistico e umano.
Andy: La creazione del romanzo si è svolta nel tempo in ordine sparso, nel senso che io ho dipinto una serie di quadri negli anni senza seguire un percorso preciso. Lory è stato in grado di viaggiare all’interno del mio repertorio pittorico e di tracciare le linee guida della narrazione.

Nelle vostre opere sono presenti spunti autobiografici? Quanto di voi stessi c’è nel personaggio di Fluon?
Andy: Ho sempre immaginato Fluon come una sorta di mio alter ego, che in forma amplificata e stravolta nell’immaginazione potesse svolgere una funzione metaforica di quello che vivo nella mia vita. È un personaggio assolutamente autobiografico.
Lory: Personalmente il lavoro che ho cercato di fare è stato entrare nella mente di Andy o, per meglio dire, di permearmi del suo immaginario (che mi ha sempre affascinato) per raccontare Fluon come se stessi parlando, a tutti gli effetti, di lui e del suo alter-ego. È quasi però inevitabile, per un autore, inserire lati della propria esperienza personale in ciò di cui scrive. Trattandosi, in questo caso, di un romanzo dove si raccontano per altro due lati del vissuto del protagonista (quello diurno e quello notturno) un certo grado di “contaminazione”, anche da quel punto di vista, è scaturito spontaneo.
Una domanda per Andy: è stato scritto molte volte, a proposito delle tue opere, che i tuoi riferimenti principali sono la Pop Art, il Surrealismo e l’arte orientale. Nelle immagini del libro, però, sono presenti anche citazioni di altre opere celebri e, soprattutto, personaggi e oggetti iconici di quello che sembra essere il tuo decennio preferito: gli Anni Ottanta…
Ho iniziato a dipingere dopo essere stato folgorato da una mostra dei surrealisti, nel 1989 a Palazzo Reale a Milano. Il manifesto di Breton e il suo gruppo di avanguardisti mi hanno spinto a sognare la mia figura di pittore.
In seguito, la Pop Art americana della fine degli anni ‘70 e della prima metà degli anni ‘80 hanno ispirato il mio tratto e l’utilizzo del colore fluorescente. L’Oriente è arrivato in seguito, anche per via dei miei viaggi nel Sud-est asiatico, dove sono stato ispirato dalla similitudine che c’è nella sintesi della natura scolpita nei templi e l’Art Nouveau parigina degli anni 20.

Parliamo ora dei videoclip che accompagnano i due brani del 45 giri, L’ora delle distanze e La caduta. Nel primo avete scelto di inserire immagini che mostrano l’indigenza dilagante nella periferia di una metropoli come San Diego. Circostanze, dunque, in cui la vita “ha perso i colori”, proprio come accade a Fluon nella grigia quotidianità a cui vorrebbe ribellarsi. Il secondo è, a mio avviso, un omaggio al coloratissimo “popolo della notte”, animato da creature che sprizzano libertà e creatività (tra le quali ci siete anche voi molti anni fa) come alcuni dei personaggi che il protagonista del romanzo incontra nelle sue avventure. Condividete questa analisi?
Andy: Abbiamo concepito le due canzoni in tempi differenti. La caduta faceva parte di un progetto condiviso scritto a quattro mani vent’anni fa almeno, L’ora delle distanze è una creatura recente di Lory alla quale ho partecipato. Ci piaceva l’idea di rappresentare musicalmente e visivamente l’inizio e la fine del romanzo. A mio parere le immagini realizzate da Lory a San Diego sono perfette per raccontare quello che per me è il decadimento grigio del periodo storico che stiamo vivendo, il “sogno americano” afflitto dalla disumanità regolata dal denaro. La caduta è invece il manifesto di come abbiamo immaginato il viaggio all’interno delle “distanze”, il rituale e il disorientamento nella festa danzante.
Lory: La tua è un’ottima descrizione di quello che abbiamo realizzato e un ottimo spunto e anticipazione per chi vorrà avventurarsi nella visione/immersione in questi due mondi, per citare Wim Wenders, “così lontani, così vicini”.
Come abbiamo osservato all’inizio, L’ora delle distanze si configura come un autentico progetto multimediale: narrativa, grafica, video e, naturalmente, musica. Avete in programma di realizzare un vero e proprio spettacolo che includa tutte queste componenti?
Lory: Sì, lo spettacolo o meglio “gli spettacoli” stanno già prendendo vita. Data la natura del progetto, è stato facile immaginare di presentare il lavoro in più forme e così, già da gennaio, abbiamo iniziato a portare in giro “le Distanze” con degli incontri caratterizzati anche da alcuni momenti performativi e più di recente con un DJ set a quattro mani, anche in questo caso arricchito da momenti teatral-musicali). Per vivere una prima “One Night nelle Distanze” in versione più integrale vi invitiamo, sin da ora, il 3 maggio al Black Inside di Lonate Ceppino (VA) e il 13 settembre al Detune di Milano.
Andy: È un’idea ambiziosa ma assolutamente stimolante: concretizzato il libro stampato e il 45 giri, la ricerca è quella di uno spettacolo speciale dove le diverse forme d’arte che possiamo condividere hanno la possibilità di andare in scena, con i monologhi recitati da Lory, i dipinti, la narrazione di alcuni personaggi videoproiettati e la nostra musica, suonata live e racchiusa in forma DJ set per la festa finale.
Ora la domanda di rito: quali sono i vostri progetti per il futuro?
Andy/Lory: Nel prossimo futuro ci dedicheremo alla produzione di questo spettacolo e non vedo l’ora di viverlo in scena. Vogliamo far crescere questo progetto nella sua dimensione live che desideriamo diventi, via via, sempre più completa e immersiva. Portarlo a lungo in tour e poi chissà, ci sono talmente tante altre opere di Andy da cui lasciarsi ispirare e talmente tanti spunti musicali abbozzati assieme nel tempo che potrebbe anche nascere un secondo lavoro.

L’ultimissima domanda è per Lory, che nei prossimi giorni aprirà alcune date del tour di Cristiano Godano: credo che tu abbia in serbo qualche sorpresa… vorresti parlarcene?
Sono contento di tornare in tour con Cristiano: alle spalle abbiamo diverse date condivise negli anni passati e la realizzazione di un singolo a quattro mani, Gli invisibili (2022). Avrò l’onore di aprire tre delle serate di presentazione del suo nuovo album Stammi accanto (link alla recensione: https://www.impattosonoro.it/2025/04/04/recensioni/cristiano-godano-stammi-accanto/), il 12 aprile al Factory di Verona, il 13 aprile al Locomotiv di Bologna e il 17 aprile all’Hiroshima Mon Amour di Torino. Per l’occasione ho preparato uno show in equilibrio tra letteratura, musica e teatro, dall’inedito titolo Luxuricidio. Si tratterà di una sorta di viaggio musical-letterario tra recitato, declamato e cantato, accompagnato da texture musicali fatte di loop chitarristici, suoni sintetici deteriorati e ambientazioni cinematografiche.
Nella mia performance, il manoscritto ritrovato di un romanzo inedito che credevo perso e che ho ritrovato di recente prenderà forma mescolandosi ad alcune delle pagine più intense di altri miei romanzi, a sonorità “oblique” e a canzoni “scomode”, con l’intento di delimitare uno spazio in cui esiste solo un possibile rimedio dalle storture del mondo: cercare rifugio in se stessi. Luxurycidio vuole denunciare una società che ha smarrito valori e identità lasciando avanzare il vuoto, il chiasso indistinto di un mondo pericolosamente votato all’apparenza e la finta realtà illuminata dai bagliori spettrali dei social network, senza tuttavia smarrire la fiducia nel tempo che verrà.

Auguriamo a Lory Muratti e Andy Bluvertigo tutto il meglio per i loro progetti comuni e solistici e li ringraziamo per il tempo che ci hanno dedicato.