Nella splendida cornice del castello visconteo di Pagazzano, in provincia di Bergamo, fino al 19 settembre sarà possibile ammirare una mostra dedicata alle opere pittoriche di Dario Fo. Il premio Nobel per la letteratura (1997), attore, autore, regista, impresario della propria compagnia teatrale, scenografo ed intellettuale impegnato politicamente, nasce infatti come pittore, avendo frequentato negli anni Quaranta l’Accademia di Brera, dove studiò con illustri maestri, tra i quali Achille Funi e Carlo Carrà.

Il castello che ospita l’esposizione, risalente al XIV secolo, appartenne per circa quattro secoli alla famiglia dei Visconti, per poi passare ad altre casate nobiliari, l’ultima delle quali, i Crivelli, utilizzò il maniero come azienda agricola fino al 1968. Nel 1999, infine, la proprietà venne ceduta al comune di Pagazzano.

Molto ben conservata è la parte esterna dell’edificio con un fossato sui quattro lati, mentre della parte interna è visitabile un appartamento al pianterreno, dove sono visibili le tracce dell’utilizzo delle varie stanze come depositi di cereali. I sotterranei ospitano un interessante museo della civiltà contadina. Risalendo al pianterreno ci sono poi le scuderie e la splendida Sala del Torchio, che ospita temporaneamente i quadri dell’artista milanese (in realtà Fo era di origine varesina, essendo nato nel 1926 a Sangiano, nei pressi del Lago Maggiore).
Il giovane Fo, negli anni del dopoguerra, a Milano ebbe modo di frequentare esponenti di diverse tendenze artistiche, alcune più legate al realismo, altre che guardavano ad esperienze più astratte, d’Oltralpe e d’oltreoceano. Una delle opere che esercitò su di lui una grande influenza fu “Guernica” di Picasso, tanto che l’artista venne inserito nella corrente post-cubista, i cui tratti stilistici sono riconoscibili in alcune delle opere esposte a Pagazzano.

Dialogo tra Lucrezia e il giovane Alfonso d’Aragona, olio su tela

Fo non portò avanti la carriera di pittore per non scendere a compromessi con il “mercato” dell’arte e delle gallerie e, successivamente, scoprì la propria vocazione di cantastorie, si unì ad una compagnia di avanspettacolo in cui recitava la sua futura moglie, Franca Rame, e gradualmente divenne un uomo di teatro a tutto tondo. Continuò però incessantemente a disegnare e a dipingere. I suoi disegni, bozzetti e scenografie venivano conservati e catalogati dalla consorte, fino a quando la quantità di materiale fu tale che vennero allestite numerose mostre in tutta Europa e molti lavori furono acquistati da collezionisti.

La più celebre mostra che mostrò il talento di Fo come pittore ebbe luogo a Milano, a Palazzo Reale, nel 2012, seguita da un allestimento l’anno successivo a Francoforte e, negli anni seguenti, da altre esposizioni in varie città d’Italia, anche dopo la scomparsa dell’artista, avvenuta nel 2016.

I quadri di Dario Fo sono spesso legati all’immaginario teatrale, mitologico e religioso. Egli affermava che per lui non ci fosse differenza tra disegnare (o dipingere) e raccontare, o interpretare, un ruolo sul palcoscenico. Se nell’allestire uno spettacolo egli attraversava un momento di impasse, non riuscendo a tradurre nell’azione scenica i propri pensieri, spesso si procurava fogli di carta, colori e pennelli e cercava di dare forma in un altro modo alle proprie intenzioni artistiche. Per molti lavori teatrali egli realizzava dei veri e propri storyboards. Le tecniche che prediligeva erano miste: acquerelli, oli, tempere, collage, pennarelli venivano da lui utilizzati con grande libertà espressiva.

Alcune delle opere esposte a Pagazzano portano il nome di scienziati, come Einstein o Darwin: il pittore si interroga sugli stadi evolutivi dell’uomo, rappresentando scene delle origini della razza umana. Ricorrente è l’elemento dell’acqua, dalla quale nasce la vita. Spesso l’elemento liquido è accostato a figure di amanti, come in Amarsi nell’acqua e in Rema, amore mio. La figura umana è frequentemente raffigurata nuda e vengono prediletti i corpi femminili. I colori prevalenti sono accesi: rosso, blu, giallo, azzurro, verde.

Un artista al quale Fo rende più volte omaggio è Chagall, con surreali figure volanti e la presenza di musicanti come la Ragazza con violino.  Ci sono inoltre quadri di soggetto storico-religioso, come il Bozzetto mistico dipinto in una catacomba romana e, tra le litografie, sono in vendita alcuni bozzetti realizzati per il celeberrimo spettacolo Mistero buffo.

Tra le numerose opere, merita una citazione il ritratto di Franca Rame, in cui il vivace giallo della capigliatura contrasta, come una chiara fonte luminosa che attira lo sguardo dell’osservatore, con il blu-viola dello sfondo e il vestito rosso dalle sfumature giallo-verdi. La donna appare in una posa rilassata e tuttavia il suo corpo è simile ad una torcia fiammeggiante, quasi a voler esprimerne la prorompente femminilità celata dall’abito, che lascia scoperti soltanto mani e piedi. Quella di Franca è una delle poche figure vestite tra le tante immagini muliebri presenti.

Di notevole bellezza, infine, la Ragazza che veniva da di là dall’oceano, adagiata su uno sfondo rosso/blu tra stelle marine e fenicotteri rosa che riprendono il colore del suo incarnato.

Dario Fo è un personaggio al quale sono molto legata, non solo perché ho sempre nutrito immensa stima per il suo lavoro e la sua multiforme genialità, ma anche perché la mia (unica) esperienza di attrice sulle tavole di un palcoscenico fu, molti anni fa, nell’allestimento di una sua opera, Non tutti i ladri vengono per nuocere, messa in scena dal Laboratorio Teatrale Città di Cantù. Ricordo con affetto quel periodo, le emozioni provate e i compagni di allora, e posso dire che da quella mia breve stagione sia nato l’amore per il lavoro di un gigante nel panorama artistico italiano che, a distanza di molto tempo, ho potuto apprezzare anche in qualità di pittore.

La mostra, curata da Cesara Lisandria, è aperta tutti i giorni dalle 16.30 alle 19.30 e, nel fine settimana, dalle 11 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.30 Per accedervi è necessario acquistare a 7 euro il biglietto d’ingresso al castello, che comprende anche la visita guidata.