Il pregevole tributo degli Smallable Ensemble a John Lennon

Above us only sky: osservando la copertina dell’album “Smallable Ensemble plays the music of John Lennon”, che raffigura un cielo azzurro con qualche piccola nuvola candida, pensare al celeberrimo verso di “Imagine” è quasi automatico. Un’immagine simile, poi, rimanda anche all’artwork del “Live Peace in Toronto”del 1969, registrazione del concerto canadese “Rock and Roll Revival”, in cui la Plastic Ono Band di John&Yoko  comprendeva, per l’occasione, gli amici Eric Clapton e Klaus Voorman.

Il disco del quartetto italiano però, a differenza dell’antecedente lennoniano, reca in copertina non solo il titolo del lavoro, ma anche i nomi dei componenti della band e quelli di altrettanti illustri ospiti, vale a dire Bocephus King, Jono Manson, Doug Seegers e Patricia Vonne Rodriguez.
L’album è targato Appaloosa Records e pertanto la produzione ha potuto affiancare ai musicisti nostrani dei personaggi d’eccezione. Il progetto del tributo a John Lennon per gli ottant’anni della sua nascita e a quarant’anni dalla sua scomparsa sarebbe dovuto uscire lo scorso anno, ma la pandemia ha posticipato di un anno la sua pubblicazione. Ho avuto l’opportunità di ascoltare la band a Cantù lo scorso 5 agosto e domenica 10 ottobre essi torneranno in territorio comasco, approdando all’Officina della Musica, nel capoluogo lariano.

Il gruppo è guidato da Alex “Kid” Gariazzo, conosciuto soprattutto come chitarrista della Treves Blues Band, ma anche ricercato sessionman ed attivo in numerosi altri progetti, tra i quali i “Borderlobo” di Andrea Parodi. Al basso e alle percussioni c’è Michele Guaglio, di estrazione jazzistica e storico collaboratore del chitarrista Vic Vergeat, affiancato dal fisarmonicista e polistrumentista Roberto Bongiannino e da Marco “Benz” Gentile, anch’egli polistrumentista, componente degli Africa Unite e produttore artistico dell’album.

Rendere omaggio al genio di Lennon in maniera originale, realizzando arrangiamenti inediti e allo stesso tempo valorizzandone brani meno conosciuti, non è un’impresa così scontata, ma il quartetto ci è riuscito in maniera eccellente. Il disco comprende 12 canzoni, che vanno dagli esordi dei Beatles con All I’ve Got to Do del 1963, passando per Rubber Soul e Revolver, fino all’ultimo album solista di Lennon, Double Fantasy, rappresentato da Beautiful Boy e Watching the Wheels. I brani si susseguono in ordine non cronologico rispetto all’epoca di composizione e offrono una rilettura della produzione del musicista sotto una luce diversa, conservandone i tratti essenziali ma, al tempo stesso, mettendone in luce aspetti più nascosti, evocando atmosfere alternative o rivelando le influenze personali dei componenti della band e dei loro ospiti.

Si parte da Norwegian Wood, in cui il sitar di Harrison lascia il posto alla fisarmonica di Bongiannino e al violino di Gentile, con le sonorità country che ritorneranno, poi, in Crippled Inside. Instant Karma, molto ritmata, energica ed incalzante nell’originale, è qui proposta in una versione acustica, “stripped down”, che non ne toglie l’efficacia e, anzi, la mostra sotto un’altra interessante angolazione. Crippled Inside, che la versione dell’ensemble nostrano rende ancora più country con l’aggiunta del violino, del mandolino e del banjo, è affidata alla voce di Jono Manson. Segue poi Rain, anch’essa in versione acustica, con sapienti armonie vocali che reggono il confronto con quelle dei Fab Four. La delicata Beautiful Boy, composta da John per il figlio Sean, è interpretata da Bocephus King, che ne offre una versione ispirata e sognante. Il contrasto è netto con la successiva Cold Turkey, un pezzo già potente nell’originale che qui diventa ancora più energico –a tratti ricorda quasi gli ZZ Top – e che dal vivo è ancora più entusiasmante che nel disco. Si ritorna, poi, alla melodia, con All I’ve Got to Do in uno splendido duetto acustico in cui Gariazzo è affiancato dalla bravissima Patricia Vonne. Un altro brano in versione acustica, “spogliato” rispetto all’originale, è She Said She Said, che mette in evidenza, ancora una volta, le armonie vocali e il suono della fisarmonica. Girl, sempre tratto da Rubber Soul, è affidato alla vocalità del countrysinger Doug Seegers, mentre il violino e la fisarmonica tornano protagonisti. Dopo Watching the Wheels, pezzo in cui Lennon riflette sulle proprie scelte di vita – in particolare sul proprio ritiro dalle scene per cinque anni, dopo la nascita del figlio Sean – e l’interpretazione di Gariazzo è fedele all’originale, si passa ad un altro brano intimista, Julia, dedicato da John alla madre scomparsa prematuramente. Anche qui le armonie vocali e la fisarmonica danno vita ad un risultato molto suggestivo e di grande fascino. La conclusione è affidata al virtuosismo chitarristico di Gariazzo, con qualche rimando harrisoniano, in una versione strumentale di Oh My Love.

Da beatlesiana incallita sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla pregevolezza di questo tributo, ma ancor più dalla performance dal vivo del quartetto, nella quale figurano tanti altri brani del repertorio beatlesiano e lennoniano. Non vedo l’ora, dunque, di ascoltarli di nuovo, domani sera, alle 21, all’Officina della Musica di Como (ingresso a 10 euro, con prenotazione obbligatoria al numero 349-2803945).