Si è tenuta a Legnano la presentazione del libro “Pink Freud” di Angelo Villa, che indaga il rapporto tra canzone d’autore e psicoanalisi

L’ascolto è una componente fondamentale nelle relazioni interpersonali e negli interventi terapeutici. Essere ascoltatori attivi nei confronti dei propri interlocutori, mettendosi in una posizione di empatia e di accettazione, è fondamentale per instaurare un rapporto di riconoscimento dell’altro, rispetto e scoperta reciproca. Saper ascoltare è una componente essenziale della comunicazione. E nel comunicare si possono utilizzare diversi linguaggi espressivi, tra i quali la musica. Queste le premesse dell’evento “Poetica della Cura”, che si è tenuto lo scorso 4 ottobre presso la “storica” libreria “La Nuova Terra” di Legnano. L’iniziativa è stata promossa dal centro di consulenza psicopedagogica “Il Pane e le Rose”, che ha sede a breve distanza dalla stessa libreria, e che è nato dalla sinergia di due cooperative sociali: Stripes di Rho e Tre Effe di Villa Cortese (MI).

Durante l’evento il dott. Angelo Villa, direttore scientifico del centro oltre che docente, psicoanalista, saggista, supervisore di progetti in ambito sociale e, naturalmente, appassionato di musica, ha presentato il suo libro “Pink Freud”, edito da Mimesis. Il volume vuole indagare, in chiave psicoanalitica, il fenomeno della canzone d’autore nel suo sviluppo nella cultura occidentale, tra Stati Uniti, Europa e Italia, dalla fine degli anni Sessanta ai giorni nostri. Dialogando con Dafne Guida, pedagogista e presidente della cooperativa Stripes, lo scrittore ha illustrato il contenuto del saggio, diviso in tre parti: nella prima vengono considerate la peculiarità dell’oggetto-canzone e la figura del cantautore; nella seconda parte si analizzano otto differenti tematiche unitamente alle canzoni che le rappresentano e alle biografie dei loro autori, a voler costituire una “geografia degli affetti” del mondo contemporaneo; nell’ultimo capitolo, infine, si traccia una sintesi del percorso svolto.

Villa ha raccontato come la genesi del libro abbia avuto luogo (freudianamente, potremmo dire?) da due curiosi fenomeni onirici: anni fa, mentre si trovava a Losanna per un dottorato sulla figura della madre, durante la notte sognò John Lennon che cantava Mother. In un’altra occasione, in cui egli aveva momentaneamente dimenticato la data di morte di sua madre, in sogno gli apparvero i Led Zeppelin che eseguivano Stairway to Heaven. Recuperando questi due “prodotti” del proprio inconscio e partendo da Lennon, lo psicologo ha deciso di scrivere un testo sull’inedito connubio tra musica d’autore e psicoanalisi, proprio perché la canzone può essere uno strumento di espressione, ma anche di cura di se stessi. Il titolo del saggio, invece, è ispirato a The Wall dei Pink Floyd, in cui il protagonista è alla continua ricerca del padre. La psicoanalisi, come è noto, dedica infatti ampio spazio all’indagine del rapporto con le figure genitoriali.

Una delle tesi presenti nel saggio è quella che i cantautori abbiano avuto una funzione simile a quella dei trovatori in epoca medievale, soprattutto in un periodo, come gli anni Sessanta, in cui l’autorità tradizionale (e quella familiare in particolare) veniva messa in discussione. Villa pone i cantastorie provenzali all’inizio della storia della canzone ed introduce poi una figura archetipica, quella del Satana del Paradise Lost di Milton, come “caricatura” della donna angelicata dell’amor cortese ed antecedente di rockstar che spesso hanno giocato con l’ambiguità sessuale, come David Bowie e Freddie Mercury. Uno degli artisti a cui l’autore ha dedicato maggiore spazio è Bob Dylan, che aveva un rapporto conflittuale con i propri genitori al punto di dichiarare in un’intervista che essi fossero deceduti, mentre in realtà erano vivi. Il brano preso in esame, nel caso del menestrello di Duluth, è Blowin’ in the Wind. Un altro cantautore (tra l’altro, come Dylan, anch’egli di ascendenza ebraica) che aveva un rapporto non facile con il padre fu Leonard Cohen. In occasione della morte del genitore il musicista seppellì un biglietto a lui indirizzato e in seguito ebbe a dire che tutte le sue canzoni erano un tentativo di ritrovare questo messaggio sepolto e smarrito. Seguono John Lennon con Imagine e Mother, le figure femminili nel canzoniere di Fabrizio De André e nel cantautorato americano (una tra le tante, Janis Joplin), la trasgressione e la tossicodipendenza personificate da personaggi emblematici come Jim Morrison, Nick Drake e Neil Young, il tema della fuga rappresentato da Bruce Springsteen e il simbolo dell’acqua in Akuaduulza di Davide Van De Sfroos.

Ma quali sono gli altri punti di contatto, secondo Villa, tra cantautorato e psicoanalisi, considerando anche la “leggenda” secondo la quale Freud non amava la musica? La libertà della parola e la laicità del pensiero sono sicuramente due elementi che la psicanalisi freudiana e lacaniana hanno in comune con la canzone d’autore. La voce, inoltre, è la prima musica che l’orecchio umano incontra ed è anche, nelle religioni, manifestazione di Dio. Come ha osservato l’autore, dal punto di vista psicologico nella canzone si tende ad analizzare soprattutto il testo, ma anche gli elementi non verbali (ritmo, melodia, armonia) sono fondamentali a veicolare il significato di un brano, così come la voce del cantante, che dà una risonanza ed una valenza ulteriore alle liriche stesse. Secondo alcuni terapeuti, i segni vocali non verbali nell’eloquio di un paziente sono, infatti, più importanti del contenuto, e pertanto anche nell’analisi di una canzone si deve tenere conto di essi.

Durante la presentazione del volume è intervenuta Marta Franchi, coordinatrice di Stripes, una delle due cooperative che gestisce il centro “Il Pane e le Rose”, per spiegare come questa realtà, già punto di riferimento nell’area altomilanese per la terapia e il trattamento in ambito psicopedagogico, vuole configurarsi anche come polo culturale che possa proporre una stagione di iniziative di approfondimento e di riflessione su varie tematiche. L’incontro su “Pink Freud” ribadisce il concetto che le modalità di comunicazione tra le persone siano molteplici – parola, musica, scrittura – e nel centro si utilizzano infatti una pluralità di linguaggi, partendo da professionalità ed esperienze differenti, alla ricerca di soluzioni creative. Anche Mauro Piccinin, responsabile della cooperativa Tre Effe, ha sottolineato che ciò che caratterizza “Il Pane e Le Rose” è una particolare attitudine al dialogo e al confronto, sia con gli utenti che tra gli operatori. E, sicuramente, un’attenzione non solo alle necessità primarie degli individui, ma anche al bisogno di bellezza insito in ogni persona: il nome del centro, infatti, viene da un famoso slogan tratto da una poesia di James Oppenheim, adottato dal movimento operaio e da quello femminile a partire dal 1911-12.

I vari momenti della presentazione sono stati accompagnati dagli interventi musicali di Renato Franchi & His Band, con brani come Via della Povertà (traduzione di Francesco De Gregori di Desolation Row di Bob Dylan, portata al successo da Fabrizio De André), Suzanne di Leonard Cohen nella traduzione dello stesso De André, Imagine di John Lennon ed altre canzoni legate alle tematiche trattate nel libro, emerse durante il dialogo con l’autore.

Questo evento si inserisce in un programma di incontri formativi e culturali che “Il Pane e le Rose” intende promuovere. Il centro, situato a Legnano in via Giolitti n. 4, offre servizi di consulenza psicologica e psicoterapia, psico-pedagogia scolastica e supporto educativo, consulenza logopedica, neuropsicomotoria e psicomotricità, consulenza familiare e di coppia, tenuti da una équipe multiprofessionale di specialisti dei vari settori.
Per informazioni è possibile rivolgersi ai seguenti recapiti:
centro.consulenza@pedagogia.it – tel. 3391759111