Il sesto album di Renato Franchi & l’Orchestrina del Suonatore Jones fu realizzato in collaborazione con la docente universitaria Mariangela Giusti

Ricorre in questi giorni il decennale dell’uscita di “Filastrocche scritte per strada”, il sesto album di Renato Franchi & l’Orchestrina del Suonatore Jones. Il CD, originariamente pubblicato nel luglio 2013, nasce da un progetto di collaborazione tra la docente dell’Università di Milano Bicocca Mariangela Giusti, autrice delle liriche, e lo stesso Franchi, che per l’occasione rivestì di sonorità folk-rock i testi. Si tratta di un lavoro che si distacca, almeno in parte, dalla produzione del cantautore, di norma incentrata su canzoni che trattano tematiche legate all’attualità e ai sentimenti, ma anche alla memoria storica, e che talvolta attinge all’immenso patrimonio della canzone d’autore, reinterpretandone alcuni brani in modo personale e in armonia con la propria sensibilità artistica.

Il connubio tra filastrocca e cantautorato ha un illustre precedente: nel 1974, infatti, Sergio Endrigo e Luis Bacalov realizzarono un album musicando alcune tra le più amate poesie di Gianni Rodari, tra le quali Ci vuole un fiore, Un signore di Scandicci, Le parole, Mi ha fatto la mia mamma. Questa forma espressiva, tradizionalmente destinata ai bambini, ha la capacità di trasmettere, con parole semplici e rime baciate o alternate, facili da memorizzare, riflessioni che si indirizzano anche al mondo degli adulti; questi ultimi infatti, a differenza dei più piccoli, hanno smarrito l’ingenuità e la capacità di lasciarsi sorprendere, ma talvolta una cantilena infantile può risvegliare in loro la comprensione di verità fondamentali sul senso della vita. Per citare lo scrittore di Omegna, ecco un’autentica perla di saggezza:
Tanta gente non lo sa, non ci pensa e non si cruccia,
La vita la butta via e mangia soltanto la buccia.

Mariangela Giusti

Come la stessa Giusti ha spiegato, le filastrocche che trovano posto nel disco furono da lei scritte inizialmente su alcuni quaderni che si trovavano nella cucina di casa sua e che venivano utilizzati da tutta la sua famiglia per prendere appunti, per scrivere messaggi e per fissare ricordi. Da questo piccolo “tesoro” domestico la pedagogista ha estrapolato 14 testi che sono poi stati musicati (il quindicesimo è invece firmato da Franchi stesso). Il risultato è un insieme di frammenti di quotidianità e di affreschi in miniatura che illustrano situazioni ordinarie, ma universali: dai momenti di allegria alle fatiche di ogni giorno, dalla ninna nanna per favorire il riposo notturno alla denuncia dell’incomunicabilità che il proliferare dei nuovi mezzi di comunicazione alimenta.
Ai timbri prescelti per accompagnare i testi poetici – chitarre acustiche ed elettriche, organo Hammond, pianoforte, basso, batteria e un’ampia varietà di percussioni – si mescolano ritmi suggestivi realizzati con “espedienti” inusuali, come una cartolina tra i raggi di una bicicletta, uno carillon per bambini ed altri strumenti-giocattolo, una grancassa da banda degli anni ’40, una porta che si chiude.
Il disco è dedicato a Liliana Lensi, madre di Mariangela e maestra di scuola primaria scomparsa nel 2003, che ha lasciato memorie indelebili tra centinaia di allievi dell’Empolese, cresciuti insieme ai suoi preziosi insegnamenti.

A distanza di un decennio dall’esperienza, Giusti, già docente (ora in pensione) di Pedagogia interculturale presso l’ateneo milanese, ha voluto condividere con noi questo suo affettuoso ricordo:

L’idea di realizzare il CD con i miei testi in rima e le musiche di Renato Franchi e dell’Orchestrina del Suonatore Jones prese forma durante una mattina di lavoro, all’Università, mentre Marta Franchi (pedagogista e formatrice oltre che cantante e musicista, nda.) ed io eravamo sedute su un divanetto grigio nella sala d’attesa della Presidenza della Facoltà, aspettando che la segretaria della Preside ci chiamasse per riceverci. L’attesa si prolungava… Pochi attimi prima che fossimo invitate a entrare, dissi a Marta che si sarebbe potuto provare a mettere in musica alcune mie filastrocche. Lei non si lasciò sfuggire l’idea e il progetto e dopo qualche giorno mi chiese di inviarle i testi. Renato prese la cosa molto sul serio: le mie liriche lo ispiravano e trascorse molto tempo nel suo studio di registrazione a comporre le musiche. Le strofe musicate attraversarono come in un soffio le settimane e i giorni: Renato mi fece ascoltare in studio, in Università, le prime demo e poi io seguii tutti i passaggi, fino ad avere il CD fra le mani.

Merita una citazione la copertina del disco, che raffigura Marta Franchi ritratta dal padre Renato in uno scatto che ha come scenario un parco di Legnano. Come ha osservato Guido Giazzi nella sua recensione su “Buscadero”, nella valigetta posata sulla panchina, oltre al testo della title track con gli accordi, è visibile una copia della storica rivista, che ha sempre dedicato parole di apprezzamento nei confronti della produzione del songwriter. Ma lasciamo che sia egli stesso a raccontarci che cosa ha significato per lui la realizzazione di “Filastrocche”:

Sono trascorsi dieci anni dall’uscita di questo album e ancora oggi, ma in realtà fin dal primo momento, ho sempre considerato istintivamente i brani che lo compongono come qualcosa che travalicava il concetto di semplice “canzone”. Quando la dottoressa Giusti mi inviò i suoi testi, alcuni dei quali scritti nel corso del suo “pendolarismo letterario”, fui colpito dalla musicalità presente nelle parole e ancor di più dalla magia sonora che ne scaturì, mentre si materializzavano rapidamente stili musicali, accordi, ritmi, armonie, melodie e in pochi minuti le canzoni prendevano forma, anima e corpo.
Nella composizione dei brani sentivo scorrere la malinconia del blues, il sentimento e la nostalgia del fado portoghese e la ricerca spontanea del diritto alla libertà tipica delle sognanti “songs on the road” alla “Easy Rider”: la “strada” protagonista dell’album era come una luce nel buio, una chiave immaginaria per aprire lo spazio universale della serenità.
Fu come viaggiare sopra un treno che corre su rotaie infinite, su e giù per giorni, anni e mesi macinando chilometri e trasportando su una ferrovia pensieri, emozioni, preoccupazioni, ricordi, bellezza, panorami, aspettative, attimi di vita e di felicità.

Qui Franchi fa riferimento al fatto che la docente, originaria di Empoli, si recava da pendolare a Milano in treno per esercitare la sua attività di insegnamento e dunque il momento della trasferta diventava lo spazio privilegiato da dedicare alla scrittura (a ciò si fa riferimento nel brano La scrittura amica). Così prosegue il musicista:

Quelle liriche scritte in un tempo e in uno spazio neutrale, lontano dall’idea che diventassero canzoni, e ancor più quelle soluzioni sonore che arrivavano di getto, gli arrangiamenti arricchiti con stratagemmi che definirei da “artigiano del suono”, diedero a questo album un sapore particolare. Ed è bello pensare che tutto nacque per caso in un luogo importante, l’università Bicocca di Milano, che fu la “stanza magica” ove si materializzò questa alchimia, questo progetto in parte sperimentale per la mia discografia.

Franchi non manca di sottolineare il successo riscosso dal lavoro discografico, che tra l’altro ricevette lusinghiere recensioni:

L’album fu presentato in numerose occasioni di cui vado fiero: tra le tante vorrei menzionare il concerto nell’aula dell’Università Bicocca alla presenza di moltissimi studenti e la presentazione alla fiera del disco “Vinilmania” di Novegro, dove riscontrammo una sorprendente attenzione. Seguirono poi varie esibizioni in spazi importanti, biblioteche, scuole – citiamo quella tenutosi all’Università di Torino nel maggio 2015 – e nell’ambito di diverse iniziative culturali. Alcuni brani sono poi entrati nelle scalette dei nostri live, riscuotendo sempre positivi apprezzamenti.

Anche Giusti mostra ancora oggi entusiasmo per il progetto musicale, che va ad aggiungersi alla sua vasta produzione come ricercatrice e saggista. Ricordiamo che il CD fu inserito all’interno di un “quaderno di ricerca” del suo corso di Pedagogia interculturale, allo scopo di far realizzare agli studenti universitari interviste con persone adulte immigrate, avviando dialoghi per sperimentare la costruzione consapevole di scambi culturali. Tredici tracce dell’album avrebbero così fornito altrettanti spunti per intavolare conversazioni e favorire confronti su temi quali le nuove tecnologie, i dissapori familiari, gli stili educativi, la gestione delle problematiche adolescenziali, gli eventi luttuosi, l’organizzazione del tempo libero. Questa la testimonianza della studiosa al riguardo:

Per me il risultato fu straordinario: ogni sonorità ed ogni ritmica di ciascuna filastrocca avevano una precisa ragion d’essere, poiché tutte erano state pensate e studiate per rendere musicalmente i sentimenti, le emozioni e le avventure raccontate dai testi, fino ad arrivare all’ultima traccia, un lungo componimento che Renato scelse di restituire nel CD solo letto (dall’attore Paolo Raimondi, nda.) senza aggiungere musica. In seguito, con mia figlia Agnese abbiamo realizzato due video amatoriali che raccontano con le immagini le filastrocche e spiegano cosa c’è dietro ai testi: scritture, cancellazioni, lacrime, risate, dispiaceri, immagini, ricordi. Il primo è La scrittura amica:

Ma ci sono anche viaggi, musei, spiagge, ritorni, ricerca di amicizia in Una scampagnata sull’erba:

Tematica ricorrente nel disco è l’importanza dell’ambiente domestico, “nido” sicuro e confortevole che protegge dal mondo esterno e dalle sue contrarietà, ma è anche un ambito di confronto e, talvolta, di conflitto. La casa, i legami affettivi, le ricorrenze, i momenti conviviali costituiscono il nucleo di molti brani. Altro punto di interesse per l’autrice è quello relativo al linguaggio e alla comunicazione, che si tratti di spontanei dialoghi intorno a un desco familiare o dell’abuso della messaggistica istantanea e dei social media che rischia di complicare o impoverire, anziché favorire, lo scambio di informazioni. Il viaggio come metafora dell’esistenza è poi al centro di diverse tracce, tra cui l’opener dell’album,  il cui testo è stato scritto da Franchi. È un’ideale introduzione agli argomenti che verranno poi trattati nei rimanenti brani: se la “strada” a cui si fa riferimento è quella della vita, come suggerisce il sottotitolo del disco “Narrazioni sui luoghi e sul tempo”, le filastrocche possono venir scritte durante un momento di pausa lungo un percorso, divenendo occasioni di riflessione. Le percussioni cadenzate conferiscono a questo pezzo un andamento da nursery rhyme.

La band con gli studenti dell’Università Bicocca dopo la presentazione del disco

Messaggi e parole sorprende l’ascoltatore con sonorità doo-wop, tra Hammond, chitarre e cori, e stigmatizza (in un decennio la situazione si è ulteriormente esasperata) le moderne modalità di comunicazione: spesso “si litiga bene attraverso la posta” (quella elettronica, ovviamente) senza guardarsi negli occhi, dietro una tastiera, mentre è importante riscoprire l’importanza di un dialogo rispettoso. Si tratta di un ambito caro a Giusti, che ritroviamo anche in altre filastrocche: Come si fa a far pace sfiora infatti la tematica dei conflitti familiari, trattata successivamente anche in Zucchero Zucchero… Spicca, nella terza traccia del full-length, la tromba di Fabio Beltramini a voler evocare il clamore delle discussioni che vanno necessariamente placate per riportare l’armonia tra i congiunti. Sedici anni è invece una ballad in cui chitarra elettrica e Hammond rimandano a sonorità rhythm and blues d’altri tempi, mentre le immagini che si susseguono narrano dello scorrere del tempo, di una vita “on the road” fatta di attimi che fuggono furtivi come fuorilegge. Atmosfere folk, con una bella intro di armonica, caratterizzano poi La scrittura amica, un brano sull’importanza dello scrivere, dell’impatto con la pagina bianca che restituisce senso ad un’esistenza che a volte scorre più rapida di quanto vorremmo. Dolci e rassicuranti sono poi i versi di Non aver paura del buio, in cuila voce di Marta consola un bimbo spaventato dai rumori notturni: questa traccia verrà inserita anche nell’album pubblicato dall’Orchestrina nel 2016, “Finestre”.

L’ambiente domestico è quindi celebrato in I rumori della casa, in cui l’assunto che sottende il testo è “home is where the heart is”: che si tratti una tenda di pelli, una roulotte o un edificio in muratura, la propria dimora è sede di affetti e legami, ma anche di suoni caratteristici e familiari che la rendono unica, anche nella frenesia del vivere quotidiano, tra continui arrivi e partenze. Costruire mondi è dedicata ad Agnese, figlia di Mariangela, e alla tradizione del presepe tanto cara a quest’ultima quando era bambina, mentre Compleanno è ispirata dalla ricorrenza del ventunesimo anniversario della nascita di Agnese stessa ed ha un delicato andamento folk, tra armonica, chitarra acustica e il coro finale. Si rivendica, poi, Un po’ di tempo per sé nel brano omonimo, in cui si fa cenno alla fatica del lavoro ma ancor più si celebra il valore delle parole, “piccoli tesori che teniamo nel cuore”, e la bellezza della primavera, con le fioriture variopinte a scandire l’avanzare delle stagioni, tema che trova la sua ideale prosecuzione in Maggio. L’importanza del restare in contatto e del valore dei semplici termini di uso quotidiano è ribadita anche ne I nomi, mentre ritorna il tema della convivialità e della condivisione ne La scampagnata.  La festa più amata dai bambini è infine protagonista anche della traccia che chiude il lavoro, I regali di Natale: alla voce recitante di Paolo Raimondi è affidato un racconto della Natività, in cui si rievocano i pastori che si recano a fare visita a Gesù Bambino carichi di doni, immagine che scaturisce dalla contemplazione del presepe, mentre il tema dello scambio dei regali porta con sé quello del calore e dell’affetto di una celebrazione vissuta insieme alle persone care.

Lasciamo che ora siano gli stessi  Mariangela e Renato a trarre le conclusioni sull’eredità che questo disco ha lasciato e che oggi, dopo un decennio, mantiene intatto il suo valore:

Giusti: L’auspicio è che le filastrocche possano ancora essere suonate nei concerti di Renato Franchi, che cerchino e trovino nuovi ascoltatori, bambini e adulti, e che “resistano”, leggere nell’ascolto e profonde nel significato. E ancora ringrazio tutti coloro (Renato e Marta in primo luogo) che hanno dato vita a un progetto che mi sembrava impossibile da realizzare.

Franchi: Filastrocche scritte per strada” resta un album in cui riscopro idee, suoni e generi che fanno parte del mio background musicale: il blues, il doo-wop, la ballata notturna, le sonorità Sixties, la canzone popolare e d’autore. Un album forse eterogeneo, di sicuro fuori dalle mode correnti, senza ambizioni da show business, ma certamente un’altra strada tra le tante che mi ha portato dove ora sono.

Track list

01. Filastrocche scritte per strada
02. Messaggi e parole
03. Come si fa a far pace
04. Sedici anni
05. La scrittura amica
06. Non avere paura del buio
07. Zucchero, zucchero vien da te
08. I rumori della casa
09. Costruire mondi
10. Compleanno
11. I nomi
12. Un po’ di tempo per sé
13. Maggio
14. Una scampagnata sull’erba
15. I regali di Natale

Musicisti:
Renato Franchi: voce, chitarre, mandolino, armonica, cori  –  Marta Franchi: flauti, cori, voce (6, 9, 13)  –  Roberto D’Amico: basso elettrico  –  Viky Ferrara: batteria, cori, balano, bicicletta Bianchi Touring con cartolina nei raggi, voce in (7)  –  Carlo “Manolo” Cilibrasi: percussioni, ritmi, vibrasleep, cabasa, guiro, bonghi, clavet, ganz, bonghetti latini  –  Gianni Colombo: pianoforte, tasiere, organo Hammond  –  Joselito Carboni: chitarre elettriche.
Ospiti:
Gianfranco D’Adda: batteria, grancassa bandistica anni ’40, xilofono giocattolo, cabacà brasiliana, campanellini, maracas, campanacci di legno, tamburelli per bambini, piatti esagonali, seggiolino ritmico, porte sbattute dello studio di Villa d’Adda, fantasie ritmiche (6, 8, 12, 13, 15)  –  Paolo Raimondi: voce narrante (15)  –  Fabio Beltramini: tromba (3, 12).