Pensieri di fine 2020

Without going out of my door
I can know all things of earth
Without looking out of my window
I could know the ways of heaven
The farther one travels
The less one knows
The less one really knows

E’ il 31 dicembre, un 31 dicembre insolito, in cui mi sono imposta di non dispensare parole augurali che spesso si rivelano frasi di circostanza. Manderò invece un saluto, a voce o con il pensiero, a tutte le persone a me care e a tutti i miei contatti, consapevole del fatto che dentro ogni cuore alberga l’aspirazione alla felicità, alla serenità, alla sicurezza, quest’anno più che mai.

Quest’anno, infatti, ho passato molto tempo in casa, sostituendo ai viaggi e agli spostamenti percorsi interiori tra presente e passato. Immagini di momenti felici trascorsi hanno popolato le mie giornate, tra nostalgia ed incredulità. Tante volte ho desiderato che questo periodo fosse solo un lungo, brutto sogno da cui potersi risvegliare…

Al tempo stesso ho cercato di dare un senso a questa fase della mia esistenza, scendendo nella profondità del mio essere, arrivando ad una comprensione superiore, sfruttando ogni difficoltà come un’opportunità. Non sempre ci sono riuscita. Non è facile raggiungere l’illuminazione interiore, la saggezza descritta dal Tao Te Ching, il “Libro della Via e della Virtù” a cui George Harrison si ispirò per il testo di “The Inner Light”. Ci sono eventi rispetto ai quali la logica umana non riesce a dare una spiegazione e solo prendendo le distanze, forse, fra qualche tempo, sarò in grado di comprenderne la portata. Fatto sta che questi lunghi mesi – la primavera, l’autunno, le festività -, le lontananze (e le vicinanze) forzate, i nuovi modi – imposti dalle circostanze – di vivere, lavorare, comunicare mi hanno davvero messo alla prova e, come già ho avuto occasione di dire, avrei voluto uscire da tutto questo come una persona migliore.

Without going out of your door
You can know all things on earth
Without looking out of your window
You could know the ways of heaven
The farther one travels
The less one knows
The less one really knows

Ho dovuto davvero imparare ad apprezzare ogni singolo momento, anche quelli più tediosi, senza poter uscire dalla porta e senza guardare dalla finestra. E’ stato inevitabile pensare al domani, immaginare un futuro fatto di una libertà riconquistata a piccoli passi, di persone, luoghi ed abitudini ritrovate; al tempo stesso, non ho potuto fare a meno di ripensare a quando esistevano certezze, rapporti, circostanze stabili e sicuri, spazzati via improvvisamente e allo stesso tempo gradualmente da un logorio progressivo, da un continuo adattamento a piccoli mutamenti inesorabili.

Arrive without travelling
See all without looking
Do all without doing

Eppure, tutto sommato, questo 2020 è stato un buon banco di prova. Mi sono sforzata di raggiungere degli obiettivi, o quanto meno di impostarli, anche senza potermi spostare. Ho cercato di esplorare me stessa, non potendo esplorare la realtà circostante quanto avrei voluto. Ho fatto tutto ciò che era possibile fare stando davanti ad una tastiera o con un telefono in mano: ho lavorato, ho mantenuto rapporti con le persone care, ho affrontato valanghe di informazioni contraddittorie cercando di trovare tra esse la mia via e la mia verità, ho immaginato e pianificato una nuova dimensione personale.

Scelgo il cambio di data per rinnovare a me stessa la promessa di non dimenticarmi mai chi sono davvero, di non lasciarmi andare alla sfiducia, di sforzarmi di essere la versione migliore di me.

Come ha detto qualcuno, la vita è un grande supermercato sui cui scaffali si può prendere tutto quello che si vuole. Basta capire cosa si vuole. E quello che non c’è si può ordinare. Arriverà prima o poi; ma, prima, bisogna compiere un grande atto di coraggio: considerare tutto ciò che ci accade come positivo. E’ l’impresa più straordinaria che possiamo compiere, e solo allora si accenderà dentro di noi “la luce interiore”.