Le sperimentazioni creative di Fabrizio Bellanca

L’utilizzo di tecniche e materiali insoliti e la grande passione per la musica caratterizzano l’opera di Fabrizio Bellanca, art performer, grafico e promotore di eventi artistici e culturali. Classe 1968, nato a Roma, l’artista vive e lavora a Como da molti anni. È titolare dell’agenzia di grafica pubblicitaria “Fab”, che si occupa di web design, editoria ed immagine aziendale, ed è anche docente.

Il suo primo approccio con il mondo dell’arte avviene nel 1989, quando si accosta alla Street Art (writing e graffiti); in seguito dipinge tele con una tecnica simile a quella dell’Action Painting, utilizzando, oltre ai colori ad olio, la resina. A partire dal 2004, Bellanca inizia poi a sperimentare modalità inconsuete e rivoluzionarie per realizzare lavori su pannelli di alluminio opaco e di acciaio.

La prima tecnica, quella maggiormente utilizzata dall’artista attualmente, parte da un’immagine fotografica o astratta che viene riprodotta su un pannello di alluminio anodizzato. Viene applicato un foglio di plastica adesiva sulla lastra metallica e viene riprodotto il disegno (ciò che compare nella foto prescelta). Con un bisturi vengono poi tagliate tutte le “mascherine” che compongono il disegno. Alcune parti del foglio vengono quindi rimosse e vengono applicati, con un rullo, inchiostri da stampa e colori per vetro, in un alternarsi di opaco e brillante. Man mano che si applicano altri strati di colore, si rimuovono le maschere e si continua con l’inchiostratura sino ad ottenere, strato dopo strato, il lavoro finito. 

L’artista, inoltre, utilizza delle lettere trasferibili Letraset, quelle in voga negli anni ’70 e uscite di produzione negli anni ’90, per apporre dei messaggi, inerenti all’argomento del quadro o più nascosti.

Il risultato finale è visibile in alcune immagini metropolitane, ad esempio vedute di New York o Londra, o in alcuni pannelli raffiguranti i Beatles, che attualmente (e fino al 10 ottobre prossimo) sono esposti all’Officina della Musica di Como. Con questa tecnica l’artista realizza ritratti, scenari urbani e paesaggi.

Esiste anche una serie di opere di piccole dimensioni, chiamate “Virtualoid”, che vogliono riprodurre, idealmente, le foto realizzate con le vecchie fotocamere Polaroid Instamatic. Bellanca sottolinea che non ha mai desiderato realizzare copie dei suoi lavori, pertanto queste “polaroid” non solo assumono un valore neo-vintage, ma, come le foto di una volta, non prevedono “ristampe” e riproduzioni.

La seconda tecnica, quella sull’acciaio, prevede invece l’utilizzo di un trapano (rotation drill) simile a quello utilizzato dai dentisti, di marca Dremel. Con punte diamantate l’artista incide, quasi sfiorando, la superficie del metallo, creando una sorta di chiaroscuro che definisce l’immagine. Essendo degli “specchi di metallo”, queste lastre riflettono sui muri opposti il soggetto, quasi a sembrare un disegno a carboncino sul muro.

Ultimamente l’artista sta sperimentando una sorta di fusione delle due tecniche, abradendo a spazzola la superficie metallica, e successivamente lavorando con i colori, in questo modo creando un effetto quasi olografico, con i soggetti che sembrano muoversi di fronte allo spettatore.

Ciò che però rende Fabrizio Bellanca unico nel panorama artistico contemporaneo è non solo la sperimentazione di nuove tecniche e materiali, ma anche la commistione di queste sue creazioni con altri linguaggi, in particolare con quello musicale. Circa 15 anni fa l’artista, insieme ai musicisti Raoul Moretti (arpa elettrica) e Matteo Giudici (chitarra elettrica) ha infatti realizzato un progetto denominato “Blue Silk”, che prevedeva che il suono prodotto dal trapano Dremel su una lastra circolare di acciaio, amplificato con un normale pick up elettrico, divenisse uno strumento per accompagnare il duo nell’esecuzione dei loro brani. Si creava una sorta di pittura musicale, dove il segno si faceva nota e alla fine della performance di quasi un’ora il concerto si fissava per sempre sulla “tela d’acciaio”. Un altro progetto che ha coniugato arti visive e sonore è stato poi “Fab 2”, da lui messo in atto con un suo omonimo, un musicista e poeta romano.

Bellanca è molto attivo sulla scena culturale comasca e a partire dai primi anni Duemila ha promosso eventi artistici in città in luoghi deputati a questo tipo di manifestazioni come il Broletto, San Pietro in Atrio e Palazzo Natta, ma anche in locations inedite, coinvolgendo numerosi colleghi italiani ed internazionali e spesso abbinando le arti visive con la musica. Ha organizzato concerti e performances improntate alla contaminazione tra diversi linguaggi espressivi, come è avvenuto, ad esempio, in occasione della sua mostra “Riflessioni dell’Anima” nel 2008.

Le sue opere sono state esposte non solo in Italia, ma anche in numerose città europee e statunitensi. Nel 2012 ha preso parte alla Biennale di Venezia.
Tra le mostre più importanti da lui realizzate, ricordiamo “Boston-Como – More than an art exchange”, nel 2013, alla quale hanno preso parte 20 artisti italiani e 17 americani, i cui lavori hanno letteralmente “invaso” il capoluogo lariano, attirando migliaia di spettatori.

Nel 2020, durante il lockdown, insieme ad Enrico Cazzaniga (http://www.enricocazzaniga.it) ha poi dato vita ad un progetto intitolato “Ar(t)resti Domiciliari / Contagio Leale”, in cui sette artisti si passavano di mano in mano, utilizzando il computer, una “tela virtuale” e ognuno era libero di continuare e stravolgere l’opera. Alla fine i 7 lavori sono state stampate in 7 copie ed è stata realizzata una mostra di beneficenza presso lo spazio “The Art Company” a Como.

Quest’anno, in concomitanza con il Miniartextil a Villa Olmo, il progetto “Ar(t)resti Domiciliari” è stato esposto sul tavolo di Michelangelo Pistoletto. L’opera si intitola Love Different e consiste in un tavolo a specchio a forma di Mar Mediterraneo con attorno sedute di diverse forme e stili; gli spettatori sono invitati a sedersi e dialogare sulle questioni riguardanti il Mediterraneo.

Un’altra “incursione” di Bellanca in ambito musicale riguarda la realizzazione dell’artwork dell’album “Vadavialcu'” dei Sulutumana (2018), concepita a quattro mani con Enrico Cazzaniga e prodotta in due versioni (CD e LP in edizione limitata).

Ho avuto modo di visitare l’atelier di Fabrizio in via Borgovico 35 a Como, dove molte delle sue opere sono esposte e dove è possibile osservare gli strumenti ed i materiali utilizzati. È un luogo di grande fascino, nel quale si comprende l’autentica originalità di questo artista, che è stato inoltre estremamente disponibile nel fornire spiegazioni dettagliate sulle tecniche e sui lavori che ha realizzato.

Sempre attivo in nuovi progetti, Bellanca continua a sperimentare modalità espressive inedite (una delle ultime è una lavorazione su plexiglas) ed è indubbiamente, con la sua creatività e poliedricità, un punto di riferimento nel panorama culturale ed artistico comasco.