La ragazza di nessuno, il disco di Laura B, descrive l’identità femminile in tutte le sue sfaccettature

Il disco d’esordio, una serie di riconoscimenti prestigiosi e ottime prospettive per il futuro. È un periodo estremamente favorevole per Laura Bonomi, in arte Laura B, cantautrice bresciana, che ha di recente pubblicato La ragazza di nessuno, un lavoro che racconta sei storie al femminile caratterizzate da diversi “vestiti” sonori e da un timbro vocale duttile, dotato di grande personalità. Laura è arrivata in finale al Premio Inedito Colline di Torino il 3 giugno scorso ed era tra i dieci finalisti del concorso “L’Artista che non c’era” che si sono esibiti il 1 luglio al CPM di Milano. Tra pochi giorni, il 19 agosto, parteciperà alla semifinale del premio nazionale “Città di Leonforte” in Sicilia. Sta organizzando il live tour promozionale dell’album, che uscirà in CD in autunno. E molti altri sono i progetti all’orizzonte…

Ciao Laura e benvenuta nel mio blog! Nel tuo disco le protagoniste sono figure di donna molto differenti tra loro, come se tu volessi presentare l’identità femminile da tutte le possibili angolazioni…

In ogni protagonista dei miei brani c’è un po’ della mia esperienza e di quella delle persone che ho incontrato sul mio cammino. Parto dalla donna perché è il mio punto di vista e per essere il più autentica possibile voglio partire da ciò che conosco bene. In realtà questi sono brani che mettono in luce la figura femminile, ma che vogliono parlare a tutti. Parlo di identità: essere donne o uomini non basta, si è soprattutto persone. Viviamo in una società che ci chiede di aderire ad alcuni stilemi predefiniti, un po’ per controllo, per ordine; ma gli individui e le loro le personalità sono più complessi, e questa è la cosa che mi affascina dell’umanità. Siamo tutti un miscuglio di esperienze, storie, sensazioni, paure, insegnamenti, emozioni….

Vorrei ripercorrere insieme a te i vari brani… La title track descrive una ragazza che, pur vivendo una relazione appagante, vuole mantenere la propria autonomia e la propria autenticità. Elisa è simbolo di tutte quelle donne che all’interno del rapporto di coppia trovano, dopo un iniziale, illusorio momento di felicità, incomprensione e violenza. Cristina è invece la giovane vittima del pregiudizio sociale e della violenza del branco, che deve allontanarsi dalle proprie origini per ricostruire la propria identità e la propria vita…

Nella canzone La ragazza di nessuno il mio intento è quello di ribadire l’importanza dell’essere fedeli a sé stessi. Credo che se una persona è felice non cade nella tentazione di creare l’infelicità altrui. È giusto e meraviglioso condividersi, ma ancora di più lo è non disperdersi, sostituirsi o annullarsi per l’altro, pur di avere qualcuno accanto. Mi è capito di conoscere persone che hanno rinunciato ad alcune parti meravigliose di sé, e mi è dispiaciuto parecchio. Elisa è imparare a scegliere e smettere di farsi scegliere, altro punto importante. Capire chi si è, chi si vuole essere è un passo per comprendere chi si vuole avere accanto. E scegliere chi avere vicino comporta rispetto e profonda conoscenza dell’altro. Cristina, invece, denuncia quella parte della società che si limita alla visione superficiale, veloce e indifferente degli individui. Cristina, la protagonista, vede la sua integrità compromessa da una mentalità che non la comprende, che la ferisce fino al punto di farle scivolare addosso la vita. Un grande dolore, però, può diventare un nuovo inizio, perché può farci cambiare per sempre.

Gli altri tre brani sono invece ispirati ai legami familiari: Norma è la nonna che, forte della sua esperienza legata anche alla memoria storica del nostro Paese, insegna alla nipote che il valore supremo si chiama libertà… Risiko è una riflessione sui valori che i genitori trasmettono ai figli e sui punti di riferimento che si riflettono nelle scelte quotidiane, mentre ho interpretato Il giorno triste del tuo compleanno come il monologo di una madre che si rivolge alla figlia immaginando il futuro di entrambe, che potrebbe anche non essere idilliaco…

In realtà Il giorno triste del tuo compleanno è dedicato a quegli amori che rimangono sospesi nel tempo. Quei rapporti di coppia che non cambiano a livello di sentimento ma che scelgono la separazione perché la relazione è ormai tossica, le aspettative non sono le medesime e si  preferisce preservare così la dignità del sentimento dell’amore. È un brano nostalgico e di riappacificazione. Perdonare è un aspetto fondamentale per continuare a cercare di essere liberi, per accogliere autenticamente l’altro.

Da questi brani, a mio avviso, emerge la consapevolezza che nell’esistenza di ogni individuo, e di ogni donna in particolare, è necessario trovare un equilibrio tra le “radici”, le proprie origini, l’ambiente in cui abbiamo vissuto e gli insegnamenti ricevuti, e le “ali”, le nostre aspirazioni, i nostri desideri più autentici, quelli che portano alla realizzazione di sé, ma che spesso vengono soffocati…

Sì, come dicevo prima siamo un insieme di tutto ciò che ci succede nel passato, nel presente e delle nostre aspirazioni o sogni riguardanti futuro. È importante sapere e ricordare chi siamo stati, per trarne vantaggio e magari non commettere gli stessi errori. È importante restare ancorati al presente per vivere al meglio ogni giornata, un po’ come se fosse l’ultima, ed è meraviglioso pensare al futuro perché ci permette di avere la speranza sotto mano. Essere fedeli a sé stessi richiede continua ricerca, costanza e determinazione. Scrollarsi di dosso le aspettative degli altri ed i loro giudizi è un lavoro a tempo indeterminato.

I variegati aspetti dell’esistenza si rivestono, nei vari brani, di trame sonore differenti, dal soul al rock “arrabbiato” di Cristina, dall’elettronica al folk-rock di Norma. Credo che questa scelta rifletta, oltre alla molteplicità delle esperienze possibili, anche le tue diverse “anime” musicali…

Verissimo! Provengo da tanti ascolti e da tanti generi. Qui sono stati utilizzati per ricreare l’immagine sonora più adatta all’intreccio della storia.

Parlando della tua formazione, i tuoi “grandi amori” musicali sono le sorelle Bertè e le grandi vocalist di Woodstock, come Joan Baez, Grace Slick, Janis Joplin, che più volte hai omaggiato in spettacoli a loro dedicati. Oltre a queste figure, ci sono altri musicisti o artisti che costituiscono per te dei punti di riferimento?

Ho ascoltato tanti tipi di musica ed in realtà fare una lista sarebbe lunghissima. Potrei citare gli esponenti di spicco di ogni genere ma sarebbero tanti. Potrei fare qualche esempio: Billie Holiday, Bessie Smith, Etta James, Tina Turner, Minnie Memphis, Joe Cocker, Led Zeppelin, Rolling Stones, Stevie Wonder,  Beatles, Bob Dylan, Beth Hart, Lucio Battisti, Lucio Dalla, De Gregori, Battiato, De Andrè, Pierangelo Bertoli, Fiorella Mannoia, Nada, Carmen Consoli, Brunori…

Laura B con la sua band alla finale del premio “L’Artista che non c’era”

Questo è per te un periodo di grandi soddisfazioni: dopo l’uscita del tuo EP sei stata tra i finalisti del 19mo concorso “L’Artista che non c’era” e la tua esibizione è stata tra le più applaudite lo scorso 1 luglio al CPM di Milano; a settembre, poi, uscirà il tuo disco “fisico”; sei inoltre impegnata in una intensa attività live. Hai in cantiere altri progetti?

Sì, è per me un periodo meraviglioso, ricco di notevoli soddisfazioni e incontri speciali. Una delle priorità ora è organizzare il tour de La ragazza di nessuno. Sto collaborando con la regista Laura Casati e l’attrice Mariangela Martino ad uno spettacolo teatrale che racconta la vita d’artista ed il punto di vista femminile in particolare. Ai primi di settembre sarò ospite al Premio Lunezia, mentre il 29 dello stesso mese parteciperò alla finale di “Onda rosa indipendente” a Bologna. Subito dopo, Il 1 e il 2 ottobre, con l’associazione ArciCheDonne e il patrocinio del Comune di Rho, si terrà un contest per cantautrici alla cui organizzazione ho collaborato. A fine ottobre parteciperò alla finale per il premio Bertoli, nel weekend dedicato al compleanno del cantautore, con la serata speciale del 31 e la finale del 1 novembre. In generale ho intenzione di continuare a studiare, perfezionarmi e dare il giusto tempo e valore ai progetti che ho programmato e quelli che la mia testa avrà bisogno d’ideare.

Laura B tra i semifinalisti del premio Bertoli

Per concludere: il tuo disco contiene sicuramente un forte messaggio contro la violenza di genere, ma soprattutto è un invito ad ogni donna (a qualsiasi età, mi permetto di aggiungere) a vivere un’esistenza autentica, in linea con i propri valori e lontana dai condizionamenti della società. Credi che questo sia alla portata di tutte le donne? Non mi riferisco soltanto a chi vive in condizioni di disagio o di precarietà, ma anche a chi vive un’esistenza apparentemente “normale” senza però riuscire a dare ascolto ai propri bisogni più profondi…

Sì, credo che questo invito possa essere alla portata di tutte. Non dico che sia facile, anzi è difficilissimo trovare sé stesse quando si è sommerse da milioni di pregiudizi, aspettative e giudizi che diventano come “prigioni”, ma ne vale la pena, o meglio: noi viviamo, ed è proprio nel rispetto della vita stessa e della sua bellezza che dobbiamo assaporare il più possibile la sua linfa. Mio padre mi ha lasciato un messaggio che ho iniziato a leggere a 6 anni, una poesia ai piedi del letto, scritta su un foglio rosa che terminava così: “io sono perché vivo, io vivo perché sono”. Io l’ho interpretata e vissuta alla mia maniera e sono felice! Credo che queste parole mi abbiano indirizzato dalla parte giusta e siccome penso che dare e ricevere siano legati insieme da un equilibrio sacro, se qualcuno potesse trovare un po’ di supporto nelle parole che scrivo… ne sarei semplicemente onorata! Alla fine è uno scambio…

Grazie mille, Laura, per queste profonde considerazioni finali… ti auguro tutto il meglio per la tua attività artistica! A presto…