Memorabile serata per celebrare il Record Store Day alla Feltrinelli di Milano

Un negozio di elettrodomestici vecchio stile, l’unico posto dove trovare i dischi appena usciti in una cittadina lontana dai grossi centri e dai punti vendita specializzati: siamo a Menaggio e un giovanissimo DavideVan De SfroosBernasconi, all’inizio degli anni ’80, acquistava qui i suoi primi vinili, da Making Movies dei Dire Straits a Scary Monsters di Bowie, passando per un LP dei Queen ed uno di Neil Young.

Come il cantautore lariano, molte altre persone – tra le quali la sottoscritta – per motivi generazionali hanno assistito alle molteplici trasformazioni del supporto fonografico, dal 45 giri nel mangiadischi alle piattaforme digitali. Per chi è nato negli ultimi decenni del secolo scorso, inoltre, il negozio di dischi è stato un luogo di aggregazione ed un autentico spazio di crescita personale, in cui allargare i propri orizzonti e dare libero sfogo alla fantasia sulle note di un album appena uscito.

Negli anni Ottanta, a Cantù eravamo messi un po’ meglio rispetto alla Menaggio di Bernasconi. C’erano ben due negozi di dischi – il primo era FabioDischi mentre il secondo, Music Maker, arrivò un po’ più tardi – e, per me tredicenne, il 1985 fu l’anno in cui l’ascolto della musica mi cambiò la vita, dando a tutta la mia esistenza una prospettiva diversa. Espositori di legno carichi di LP, il raccoglitore dei poster e un album pieno di foto delle rockstar: queste le attrattive del magico ritrovo dove, con le mie amiche, trascorrevo qualche ora sottratta ai compiti scolastici, sognando concerti ed improbabili incontri con i miei idoli. Altra tappa immancabile, poi, era l’edicola, dove qualcuna di noi si accontentava di testate dedicate al mainstream come Tutto Musica&Spettacolo e Tutti Frutti, mentre la sottoscritta occhieggiava con timore reverenziale i magazines che proponevano un sound più “adulto”, come Mucchio Selvaggio e Buscadero.

Sono passati oltre trent’anni e nella mia città i negozi di dischi non esistono più da un pezzo. La fruizione musicale è cambiata completamente e, nonostante il ritorno in auge del vinile, l’industria discografica è decisamente meno prospera. Quanto alle riviste, poi, la sterminata disponibilità di informazioni sul web ha fatto sì che soltanto alcune di esse abbiano resistito alle “frustate e alle ingiurie del tempo”, e Buscadero, nata nell’ormai lontano 1980, è una di queste.

Una serata per celebrare il Record Store Day, la musica di qualità, i negozi di dischi che continuano ad essere luoghi di promozione artistica e culturale e il ruolo avuto da Buscadero nel continuare a proporre contenuti ed artisti di spessore ha avuto luogo venerdì 26 novembre al café Babitonga della libreria Feltrinelli di Milano. Musicisti emergenti del nuovo panorama italiano e personaggi che sono punti di riferimento del cantautorato nostrano si sono esibiti, tra scaffali pieni di libri, in una lunga serata condotta da Guido Giazzi, direttore editoriale del periodico.

Buscadero ha sempre trattato prevalentemente artisti americani, ma negli ultimi anni tre cantautori italiani sono riusciti a conquistarne la copertina: Andrea Parodi, Massimo Priviero e Davide Van De Sfroos, tutti e tre presenti all’evento. Il concerto è stato organizzato in collaborazione con Appaloosa Records, Pomodori Music e Carù Dischi, il mitico negozio di Gallarate considerato uno dei 10 migliori rivenditori musicali al mondo.

Alex “Kid” Gariazzo & Claudia Buzzetti- photo by Graziano Franceschin

Significativa la presenza delle cantautrici: ha aperto il concerto, infatti, la siciliana Sara Romano. Dopo di lei, Claudia Buzzetti, definita da Bocephus King la sua “Beatrice”, che ha recentemente pubblicato l’EP Seven Years Crying, e Arizona Parker. Quest’ultima è una songwriter originaria di Verbania che ha scelto la lingua inglese come mezzo espressivo e che è stata paragonata a PJ Harvey e a Sheryl Crow. Il suo album Confused Songwriter ruota intorno alla tematica delle relazioni: con una scrittura che arriva dritta al cuore, i suoi testi parlano di rapporti che terminano e che si riallacciano, di legami che non si infrangono nonostante le contraddizioni, di ciò che resta dopo intense esperienze condivise.

Andrea Parodi, Alex “Kid” Gariazzo & Claudia Buzzetti- photo by Graziano Franceschin

Si sono poi avvicendati sul palco gli Smallable Ensemble di Alex Gariazzo, in versione trio, con la loro originale rilettura del repertorio di John Lennon, e Andrea Parodi, accompagnato da Riccardo Maccabruni alla fisarmonica e dall’immancabile Raffaele Kohler, che con il potente timbro del suo strumento ha dato un colore inconfondibile ai brani di Zabala, l’ultimo lavoro del musicista canturino.

Raffaele Kohler – photo by Mary Nowhere

Massimo Priviero, al quale Buscadero ha dedicato la copertina del mese di ottobre 2021, ha offerto un’intensa, accorata interpretazione di due pezzi tratti dall’ultimo album, Essenziale, ma anche di brani tra i più significativi del suo repertorio, come “Nessuna resa mai”, “La strada del Davai”, “Abbi cura”. Gran finale con Van De Sfroos, che ha proposto un entusiasmante set animato da successi come “Nona Lucia”, “Breva e Tivan”, “Per una poma”, in una jam improvvisata, ma riuscitissima, insieme agli altri musicisti.

Massimo Priviero&Riccardo Maccabruni- photos by Mary Nowhere&Graziano Franceschin

In uno spazio come la libreria Feltrinelli, sinonimo di promozione culturale, momenti come questo, che coniugano musica ed editoria di qualità, sono fondamentali. In una dimensione raccolta, piena di calore, pubblico e artisti non sono distanti e questo aumenta il senso di condivisione e di partecipazione: chi fa musica, chi la ascolta, chi ne scrive e chi ne legge sono uomini e donne accomunati da una medesima sensibilità, dal bisogno di nutrire la propria anima.

Davide Van De Sfroos – photo by Graziano Franceschin

Questi eventi servono a ribadire l’importanza dei rivenditori specializzati nella diffusione di prodotti artistici, come i negozi di dischi e le librerie, che salvaguardano la dimensione relazionale in un’era in cui la globalizzazione digitale, pur con i suoi vantaggi in termini di diffusione, rischia di svilire l’autentico ruolo della musica e di far scomparire realtà che non sono solo punti vendita, ma occasioni di incontro.

La musica nasce da un bisogno profondo e, a qualunque genere appartenga, riunisce intorno a sé persone animate dal desiderio di emozioni, tanto più significative quanto più condivise. Non posso che essere grata, quindi, a tutti coloro che hanno reso possibile questa memorabile serata.

Ringrazio il carissimo Graziano Franceschin per la gentile concessione dei suoi scatti.