L’artwork del disco d’esordio della band milanese fu realizzato da “Caesar” Monti
Cinquant’anni fa veniva pubblicato il disco di esordio di una band di progressive rock italiano, nel periodo in cui questo genere era particolarmente diffuso nel nostro Paese e godeva di notevole credibilità anche all’estero. Si tratta di “Maxophone”, album eponimo di un sestetto milanese che affiancava alla tradizionale strumentazione rock timbri quali vibrafono, arpa, clarinetto, flauto, corno francese, tromba e sax. Tutti i componenti, infatti, avevano ricevuto una formazione accademica al Conservatorio.
Prodotto da Sandro Colombini per la Produttori Associati di Antonio Casetta (futuro fondatore, quest’ultimo, dei mitici Stone Castle Studios di Carimate), il full-length si componeva di sei brani e ricevette lusinghiere recensioni dalla stampa e positivi apprezzamenti dagli ascoltatori, nonostante una certa complessità nel linguaggio che lo rendeva appetibile soprattutto per un pubblico dai gusti raffinati. Venne realizzata anche una versione inglese dell’LP, destinata al mercato statunitense.
Come avvenne per molti altri lavori discografici della scena prog italiana, l’artwork di “Maxophone” venne ideato da Cesare “Caesar” Monti, fotografo e art director milanese, insieme alla moglie Vanda Spinello.
Come ricorda Monti stesso nel suo blog cesaremonti.blogspot.com in un post del 19 luglio 2014, il nome della band avrebbe dovuto campeggiare sulla copertina configurandosi come una sorta di logo, disegnato da Vanda, mentre le foto dei componenti avrebbero dovuto avere un ruolo secondario.

Per la sessione fotografica venne prescelto uno spazio immerso nella campagna lombarda, sulle rive del fiume Ticino. In una giornata fredda, con un cielo terso che conferiva agli scatti tonalità molto suggestive, “Caesar” decise di affittare da un abitante del luogo una barca dal fondo piatto in ferro, sulla quale i musicisti si posizionarono.
Uno degli scatti risultò particolarmente riuscito: «Sembrava di vedere Caronte che trasportava le anime oltre lo Stige» commenta il fotografo nel suo blog, e prosegue: «La trovai stupenda, così da ribaltare completamente il progetto». Il logo passò dunque in secondo piano e si decise di dare alla foto che ritraeva la band l’intero spazio del gatefold. Vanda intervenne poi sullo scatto, colorando il cielo e i riflessi sull’acqua. La sostanza del progetto non mutò e, come precisa il fotografo, la copertina si presentava nella sua versione definitiva con una grande scritta inserita nel cielo, ma soltanto aprendola era possibile ammirare l’immagine del paesaggio nella sua interezza.
Nella busta interna vennero inseriti i testi dei cinque brani cantati, i crediti e alcuni ritratti dei musicisti in b/n. Le prime stampe contenevano anche un disco in tessuto, del diametro di 10 cm, sul quale era riprodotto il logo del gruppo, come gadget-omaggio per i fan.



Dall’album di esordio dei Maxophone venne estratto il singolo C’è un paese al mondo/Al mancato compleanno di una farfalla, sulla cui copertina faceva bella mostra di sé il logo della band dalle tonalità azzurre e blu in campo bianco. Il testo del brano sul lato B del 45 giri era stato scritto da un giovane cantautore pugliese di stanza nel capoluogo lombardo: Paolo Farina.
I primi versi della canzone sembrano quasi rispecchiare l’immagine della copertina dell’album
(“La luce allaga qui/Il fiume e gli alberi/Sull’erba va”) ma poi il punto di vista diviene quello di una farfalla che volteggia in mezzo alla natura e, con la sua effimera esistenza, diventa simbolo dell’individuo alla ricerca di sé stesso. Anziché lottare per la libertà, come hanno fatto altri prima di lui, l’io lirico preferisce abbandonarsi al sogno, un sogno che pare avere i magici, surreali colori della foto di Monti:
Ma io respiro la gioia di credere in me
E la purezza di chi sta avanzando con me
Se pioveranno però
Gocce di dubbi e perché
L’arcobaleno verrà, nei miei occhi sarà…
Così Farina ricorda la propria esperienza di autore di queste liriche:
«Nel 1974, da poco arrivato a Milano, entrai in contatto con Sandro Colombini perché avevo scritto i testi di due canzoni di un trio di musicisti che gli erano stati affidati dalla Ricordi. A lui i miei testi erano piaciuti molto e così mi propose di scrivere per una band di rock progressivo che stava seguendo da due anni mentre provavano in cantina per arrivare alla produzione del loro primo album. Si trattava, appunto, dei Maxophone, e così scrissi per loro il testo di Al mancato compleanno di una farfalla.
Come succedeva spesso in quel periodo per il primo album di un artista, il riscontro commerciale non fu eclatante, mentre dal punto di vista della promozione andò abbastanza bene, in quanto ci furono vari articoli su diverse riviste musicali, tra le quali Ciao 2001, ed alcune apparizioni in TV sulla RAI e nella Svizzera italiana. Ricordo anche la circostanza in cui Cesare Monti realizzò la copertina del loro album mentre, sfortunatamente, non possiedo una copia del 45 giri».

Nello stesso periodo, Farina stava portando avanti la propria attività cantautorale e sperava che Colombini producesse il suo disco di esordio, cosa che però non avvenne:
«Fin dall’inizio della nostra conoscenza e poi periodicamente fino al 1977, man mano che le scrivevo, ho fatto sentire a Colombini le mie canzoni (testi e musiche) che però non l’hanno mai convinto del tutto, infatti mi ha spesso consigliato di prendere lezione di dizione ed anche di canto, cosa che non ho potuto mai fare viste la mia condizione economica molto precaria». Questo severo giudizio nei confronti del musicista pugliese da parte del produttore non deve stupire: ricordiamo, infatti, che quest’ultimo, dopo aver fondato nel 1969 fondato la casa discografica “Numero Uno” insieme a Mariano Rapetti e a suo figlio Giulio “Mogol”, aveva criticato il timbro di voce di Lucio Battisti, uno dei nomi di punta della medesima etichetta.
Tornando ai Maxophone, essi conobbero il periodo di massima popolarità l’anno seguente all’uscita dell’album grazie ad un’intensa attività dal vivo (fecero da supporter anche per gli Area ed Eugenio Finardi), ma non parteciparono al festival del Parco Lambro di Milano organizzato dalla rivista “Re Nudo” perché non ritenuti sufficientemente “schierati” con le istanze della controcultura giovanile. Scioltosi nel 1977, il sestetto si è riformato nel 2008 con una line-up in cui erano presenti solo due dei componenti “storici”, vale a dire Sergio Lattuada e Alberto Ravasini, per poi uscire di scena definitivamente dieci anni dopo a causa della scomparsa di Lattuada.
Il logo creato da Vanda Spinello per il moniker della band è stato in seguito utilizzato sulle copertine di altri loro dischi, tra cui il LP “La fabbrica delle nuvole” (con i testi del poeta bolognese Roberto Roversi) e il singolo L’isola , entrambi del 2017, e “From Cocoon to Butterfly”, cofanetto CD-DVD del 2006.


Quanto a Farina, egli ha portato avanti nei decenni il proprio percorso spaziando tra musica etnica, prog, blues, jazz e cantautorato e ha finalmente pubblicato i suoi “Provini per Colombini” nel 2022. La più bella copertina tra quelle dei suoi dischi è, però, quella di “Humana Prog”, un album del 2014, basata su un disegno di uno dei principali esponenti della controcultura milanese in ambito artistico, Matteo Guarnaccia, scomparso nel 2022.
Possiamo riscontrare in questo lavoro una connessione con il disco dei Maxophone, in quanto nel full-length è presente un brano di 20 minuti, Fiori, frutti e farfalle, che richiama nel titolo il testo scritto da Farina per la band milanese e che vede come ospite il loro tastierista Sergio Lattuada, mentre gli altri pezzi, tutti acustici, sono stati composti nei primi anni Settanta.

Paolo si è congedato da noi con questa curiosità:
«Oltre a Colombini, la persona con cui sono stato più in contatto in quei tre anni, dal 1975 al 1977, è stato Roberto Giuliani, chitarrista/pianista dei Maxophone (in seguito produttore per conto di Colombini dell’EP “Schiavo senza catene” di Marco Ferradini, scritto con Herbert Pagani, disco in cui è contenuto il brano Teorema). Roberto Giuliani è lo zio di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso durante gli scontri avvenuti al G8 di Genova nel 2001».
La parabola artistica dei Maxophone fu intensa e breve come la vita di una farfalla, ma il loro primo album fu sicuramente un capitolo fondamentale dell’epopea prog italiana e l’artwork di Monti, come pure l’apporto di Paolo Farina, furono due elementi accessori che contribuirono a renderlo un “unicum”.