OMAGGIO A JOHN LENNON NEL GIORNO DEL SUO 80MO COMPLEANNO

Il 9 ottobre, ricorrenza dell’ottantesimo compleanno di John Lennon, si avvicina e vorrei festeggiare questo giorno speciale rendendogli omaggio a modo mio.
Si tratta di un artista che amo particolarmente, ma anche per una beatlesiana come me ciò non è scontato.  I Beatles infatti sono un universo multiforme dalle molteplici sfaccettature. Differenti visioni del mondo emergono dai loro brani, da quelli degli esordi alle produzioni delle rispettive carriere soliste.

Molte delle composizioni di Lennon sono vicine alla mia sensibilità originaria più di quelle di McCartney. Adoro Paul e il mio amore per i Beatles si riversa soprattutto su di lui perché, essendo vivente, continua a donare ai suoi fans concerti, uscite discografiche, foto, interviste e tutto ciò che può alimentare la loro passione. John, invece, non è più tra noi da 40 anni e a breve ricorrerà anche il triste anniversario della sua scomparsa, ma le sue canzoni hanno lasciato un segno indelebile, forse perché numericamente inferiori rispetto alla sterminata produzione di “Macca”, o perché sono espressione sia di una personalità non comune, sia della complessità di un animo tormentato.

Per mia natura e per l’ educazione ricevuta non sono ottimista e talvolta indulgo nell’introspezione, pur conservando un’innata tendenza al sogno e all’ideale. In questo senso alcune canzoni di John sono per me significative poiché sembrano rispecchiare e veicolare i miei sentimenti. Si è detto che Lennon cercava sempre di parlare di sé, mentre Paul amava anche descrivere ciò che accadeva intorno a lui, ritrarre persone comuni, sia donne che uomini, e la loro esistenza quotidiana nella sua prosaicità: basti pensare a brani come Lady Madonna, Another Day, Average Person.  Quanto a me, negli anni mi sono evoluta e l’ottimismo di Paul, così come la sua attitudine a non voler necessariamente parlare di se stesso, forse mi descrivono meglio. Tuttavia alcuni brani di Lennon mi sono infinitamente cari e colgo l’occasione della commemorazione della sua nascita per riascoltarli e commentarli. Non farò una classifica ma li elencherò in ordine cronologico, evidenziando ciò che di essi più mi appartiene.

THERE’S A PLACE

There is a place
Where I can go
When I feel low
When I feel blue
And it’s my mind
And there’s no time when I’m alone (…)

In my mind there’s no sorrow
Don’t you know that it’s so
There’ll be no sad tomorrow
Don’t you know that it’s so

La mente è un luogo in cui rifugiarsi, immaginare la vita desiderata, progettare il futuro e trovare consolazione, ricordando eventi che ci legano a persone care ed esperienze che hanno reso la nostra vita degna di essere vissuta. E nella nostra mente riecheggiano le azioni e le parole della persona amata, ulteriore forma di conforto. Per essere un brano degli esordi dei Beatles (compare infatti nel loro album Please Please Me del 1963) è carico di una tendenza introspettiva particolarmente significativa.

IN MY LIFE

There are places I’ll remember
All my life, though some have changed
Some forever, not for better
Some have gone, and some remain
All these places had their moments
With lovers and friends, I still can recall
Some are dead, and some are living
In my life I’ve loved them all

But of all these friends and lovers
There is no one compares with you
And these memories lose their meaning
When I think of love as something new

Though I know I’ll never lose affection
For people and things that went before
I know I’ll often stop and think about them
In my life I love you more.

Il presente, il passato, amici, amanti, affetti, i luoghi in cui abbiamo dimorato, i cambiamenti, e ciò che resta. Un brano che mi commuove ogni volta che lo ascolto. Un amore e la sua superiorità rispetto a tutto ciò che è stato, la sua importanza rispetto ad un vissuto che comunque resterà sempre nella nostra memoria. La persistenza del ricordo e la bellezza di un sentimento autentico. Parole semplici e meravigliose. Da Rubber Soul (1965).

NOWHERE MAN

He’s a real nowhere man
Sitting in his nowhere land
Making all his nowhere plans for nobody

Doesn’t have a point of view
Knows not where he’s going to
Isn’t he a bit like you and me?

Nowhere man. please listen
You don’t know what you’re missing
Nowhere man, the world is at your command

Ancora da Rubber Soul, un altro brano memorabile. Nowhere, ovvero nessun luogo; nowhere man, l’uomo – o la donna – che non appartengono a nessun posto, che non hanno radici, che vivono in un limbo alla ricerca di un senso da dare all’esistenza, nel tentativo di riconciliare il proprio dissidio interiore.  Mary Nowhere non è esattamente il mio alter ego, ma è una parte di me da progettare, costruire e proiettare nel futuro. Non so se Nowhere Girl troverà un posto dove andare o rimarrà “tra color che son sospesi”, ma il mondo è nelle sue mani e tomorrow never knows.

TOMORROW NEVER KNOWS

Turn off your mind, relax and float downstream
It is not dying, it is not dying

Lay down all thoughts, surrender to the void
It is shining, it is shining

Yet you may see the meaning of within
It is being, it is being

Love is all and love is everyone
It is knowing, it is knowing…

that ignorance and hates may mourn the dead
It is believing, it is believing

But listen to the colour of your dreams
It is not living, it is not living

So play the game “Existence” to the end
Of the beginning, of the beginning

Da Revolver, 1966. Il futuro è incerto, il domani non si conosce. Un’ovvietà, certamente, ma mai come quest’anno posso esprimermi in questi termini. Fino allo scorso febbraio non avrei mai immaginato che l’intero pianeta sarebbe stato sconvolto da una pandemia. Ma neppure avrei prefigurato altri eventi. E comunque, per quanto sia “umano” voltarsi indietro e rimpiangere un passato in cui le nostre apparenti certezze, per quanto legate ad un filo sottile come la nostra stessa esistenza, erano dei punti di riferimento, bisogna volgere lo sguardo verso i fotogrammi del nostro prossimo film. Stiamo recitando conformemente ad una sceneggiatura, ma non siamo “merely players” sul palcoscenico del mondo (Shakespeare, As You Like It); siamo sia protagonisti che registi e possiamo cambiare la pellicola nel nostro proiettore, come ci insegna Vadim Zeland (Reality Transurfing, Tafti la sacerdotessa). Dobbiamo abbandonare il desiderio di voler controllare la realtà ed essere tutt’uno con il flusso dell’energia di cui siamo parte. L’amore è un concetto universale, è incondizionato, va donato e diffuso ovunque, perché tutto l’amore che abbiamo dato ci verrà restituito (e qui dovrei citare Paul), ma, soprattutto, il gioco dell’esistenza va giocato fino in fondo, perché in ogni fine c’è un nuovo inizio. 

OUT THE BLUE
Faccio un salto dal 1966 al 1973, con un pezzo tratto da Mind Games, senza considerare tutta una serie di brani degli ultimi Beatles e della produzione di Lennon solista che potrei citare, quali Dear Prudence, The Ballad of John and Yoko, Across the Universe, Love, Isolation, # 9 Dream, I’m Losing You, (Just Like) Starting Over. Ognuno di questi brani ha il suo posto nel mio immaginario personale, ognuno ha un particolare significato, mi parla di me stessa e, ogni volta che apro la porta, fisso il cielo azzurro e mi sento chiamare dalla forza della vita, mi sento un po’ la Prudence Farrow della situazione. Ma, fra tutte le possibili, scelgo Out The Blue.

Out the blue you came to me
And blew away life’s misery
Out the blue life’s energy
Out the blue you came to me

Everyday I thank the Lord and Lady
For the way that you came to me
Anyway, it had to be
Two minds, one destiny

All my life’s been a long slow knife
I was born just to get to you
Anyway, I survived
Long enough to make you my wife

Questi versi parlano di un incontro inaspettato che cambia la vita e del potere salvifico che una persona può avere su di un’altra. Il rapporto di John con Yoko non è idilliaco come viene talvolta descritto e ogni beatlesiano sa come la loro relazione fosse intrisa di luci ed ombre. Resta il fatto che Lennon, in questo brano, ha riconosciuto alla sua compagna il potere di averlo riscattato dalla sua precedente esistenza, dichiarando che erano destinati a stare insieme.

C’è chi ha la fortuna di avere accanto a sé la persona accanto alla quale condividere il senso del tutto; c’è chi invece dovrà salvarsi da solo. Ognuna delle nostre vite è unica ed io non ho un messaggio che possa valere per chiunque. La musica dei Beatles è ricca di energia positiva, insegnamenti ed inviti a vivere pienamente. In ciascuna fase del nostro cammino potremo trovare in essa ciò che ci serve, sia che il mondo sia per noi una nowhere land, un sour milk sea o un luogo in cui tutti i nostri sogni si realizzano.

E quanto alla sottoscritta… I just believe in me.

Grazie di tutto, John, e buon compleanno, ovunque tu sia.