I miei articoli di argomento beatlesiano pubblicati quest’anno su “Art Over Covers”

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I lunghi mesi di “reclusione” di quest’anno hanno generato in molti artisti scintille di creatività e McCartney III è uno dei tanti esempi di opere realizzate durante il lockdown. McCartney stesso ha definito “rockdown” questo periodo, in cui il confinamento gli ha dato l’opportunità di lavorare da solo, dando più senso alle proprie giornate.

Nel mio piccolo, in questo 2020 che ormai volge al termine ho intensificato la mia collaborazione con Art Over Covers, pubblicando numerose recensioni e approfondendo argomenti come le copertine di Andy Warhol, a cui ho dedicato ben cinque articoli, o quelle degli Oasis. Ma visto che i Beatles costituiscono sempre il mio interesse principale, voglio riproporvi qui i link a tutti i pezzi pubblicati sul sito a loro dedicati.

Le recensioni delle varie copertine non seguono un filo conduttore: a volte sono legati alle uscite del momento, come nel caso di Gimme Some Truth e del già citato McCartney III, a volte invece sono frutto di scelte istintive. Ovviamente gli articoli completi sono disponibili ai rispettivi link. Per il 2021 ho in serbo altre “chicche”… intanto, buone feste e buona lettura!

Febbraio 2020

L’inizio della fine? “Back to the Egg” degli Wings

“Back to the Egg” è il titolo del settimo e ultimo album della formazione – attiva dal 1972 al 1979 – che McCartney fondò insieme alla moglie Linda e che negli anni cambiò diverse line-ups. Il disco uscì nel giugno 1979 in Gran Bretagna e Stati Uniti.  L’intento di McCartney e compagni era quello di segnare, con un titolo allusivo, una nuova tappa nella carriera della band, ma ormai la fine degli Wings era prossima. Il tour mondiale previsto per il 1980, infatti, venne cancellato a causa dell’arresto e della reclusione subiti dall’ex Beatle in Giappone per possesso di marijuana, dopo di che il gruppo si sciolse, nell’aprile dell’anno seguente, dopo l’abbandono di Denny Laine.

Marzo 2020

Morte corporea, morte spirituale e vita eterna: “Brainwashed”, il testamento di George Harrison

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“Brainwashed” è  il dodicesimo ed ultimo album di George Harrison, pubblicato postumo nel 2002 dopo la sua morte, avvenuta il 29 novembre 2001. Il disco ha una genesi complessa, in quanto l’ex Beatle cominciò a registrare alcune delle tracce già nel 1988 e continuò a lavorarci nei successivi dieci anni. La lentezza nel portare a termine il disco fu legata al fatto che Harrison, in quel decennio, fu impegnato con i Traveling Wilburys, il supergruppo che aveva formato insieme a Bob DylanTom Petty e Jeff LynneGeorge aveva poi collaborato ai dischi del fraterno amico e maestro Ravi Shankar e – “last but not least” – stava contribuendo al progetto della Beatles Anthology con Paul McCartney e Ringo Starr. Due drammatici eventi segnarono poi in quel periodo la vita di Harrison: la scoperta di avere un tumore alla gola, guarito nel 1997, ed un attentato nella propria abitazione per mano del folle Michael Abram, il 20 dicembre 1999, dal quale si salvò grazie al coraggioso intervento della moglie Olivia.

Maggio 2020

John Lennon e Yoko Ono messi a nudo: la controversa cover di “Two Virgins”

“Quando siamo tornati dall‘India abbiamo parlato al telefono. L’ho chiamata nel cuore della notte, mentre Cynthia era via, e ho pensato: “ora è il momento, se voglio conoscerla più a fondo. Lei è venuta a casa mia e io non sapevo cosa fare. Così siamo andati al piano di sopra, nel mio studio, e le ho fatto ascoltare tutti i nastri che avevo fatto, tutta roba vecchia, alcune commedie e un po’ di musica elettronica. Lei era entusiasta e poi mi ha detto: «Facciamone anche noi uno così» e quindi abbiamo realizzato “Two Virgins”.  Era mezzanotte quando abbiamo iniziato a registrare, ed era l’alba quando l’abbiamo finito. E poi abbiamo fatto l’amore. Ed è stato bellissimo”.

Questo è il racconto che John Lennon fa della notte del 19 maggio 1968, data in cui ebbe luogo la registrazione di “Unfinished Music n. 1- Two Virgins”, l’album realizzato con la futura consorte Yoko Ono. Un prodotto d’avanguardia, passato però alla storia per la sua copertina, che venne immediatamente censurata, e non per il suo contenuto, sperimentale al punto da essere ritenuto inascoltabile da molti. L’album fu il primo elemento della trilogia realizzata dalla coppia, i cui successivi capitoli furono “Unfinished Music n. 2 – Life with the Lions” e “Unfinished Music n. 3 –  The Wedding Album” .

Ottobre 2020

John Lennon vs. The US: “Some Time in New York City”

«Molte persone si esprimono giocando a calcio nel weekend o gridando. Ma io sono qui a New York e, se sento parlare di tredici persone morte ammazzate in Irlanda, reagisco immediatamente. Ed essendo ciò che sono, reagisco con un tempo in 4/4 ed un assolo di chitarra in mezzo».

Questa affermazione di John Lennon è rappresentativa del suo atteggiamento nei primi anni Settanta e del suo desiderio di prendere posizione nei confronti delle problematiche sociali e politiche del suo tempo. Tale fase della vita dell’ex Beatle è raccontata nel documentario “The US vs. John Lennon” di David Leaf (2008), che testimonia come l’amministrazione Nixon considerasse John un personaggio scomodo per le sue idee antiautoritarie.  “Some Time in New York City”, album del 1972, rappresenta un atto di accusa da parte del musicista nei confronti del governo statunitense e delle sue istituzioni.

Novembre 2020

Back to the roots: ritorno alle origini per Lennon & McCartney- “Rock ‘n Roll” E “Cнова в CCCP”

‘ll rock ‘n roll degli anni Cinquanta fu fonte di grande ispirazione per John Lennon e Paul McCartney, che rimasero sempre legati ai brani che avevano ascoltato centinaia di volte da adolescenti e sulle cui melodie avevano imparato a strimpellare le prime note. Erano le stesse canzoni che avevano suonato durante le interminabili esibizioni ad Amburgo e da cui avevano preso spunto per le loro composizioni, per poi a volte riproporle negli album e nei concerti dei Beatles. Dopo lo scioglimento della band, in periodi diversi, entrambi i musicisti vollero rendere omaggio a questa epoca d’oro della storia della musica, realizzando un disco in cui reinterpretavano pezzi di Gene Vincent, Chuck Berry, Buddy Holly, Sam Cooke, Eddie Cochran e molti altri’.

Dicembre 2020

La pura verità: “Gimme Some Truth” di John Lennon

«John era un uomo eccezionale, dotato di grande senso dell’umorismo e capacità di comprensione. Egli credeva che fosse importante essere sempre sinceri e che l’energia delle persone potesse cambiare il mondo. E così è. Ognuno di noi ha la responsabilità di visualizzare un mondo migliore per sé e i per i propri figli. La verità è ciò che noi stessi creiamo. È nelle nostre mani».

Queste parole di Yoko Ono, contenute nella prefazione del libro allegato alla deluxe edition della compilation “Gimme Some Truth”, sono una grande manifestazione di stima e un appassionato tributo al musicista che, 40 anni fa, scomparve prematuramente, tra la disperazione di milioni di fans.  L’8 dicembre 1980, infatti, l’ex Beatle fu ucciso dallo squilibrato Mark David Chapman fuori dalla sua residenza, il Dakota Building a New York, mentre rientrava a casa dopo una seduta di registrazione. Se fosse ancora tra noi, John avrebbe 80 anni, essendo nato il 9 ottobre 1940. Per commemorare questa ricorrenza, il 9 ottobre scorso è uscita “Gimme Some Truth”, una raccolta curata e prodotta da Yoko Ono e dal figlio Sean Ono Lennon, composta da 36 brani appositamente remixati e masterizzati da Paul Hicks tra Los Angeles e gli Abbey Road Studios per la Capitol Records.

Dicembre 2020

McCartney uno e trino: un’escursione negli artworks dei tre album omonimi

‘Questo nuovo lavoro di “Macca” si configura come la terza tappa di un percorso “in solitaria”, idealmente composto dai tre dischi che portano il suo nome. Il loro comune denominatore è il fatto che in essi Paul ha scritto, cantato e registrato personalmente ogni canzone, suonando anche tutti gli strumenti. La particolarità di “McCartney III” è data dalla definizione che lo stesso McCartney ha voluto darne, “Made in Rockdown”, poiché esso è stato registrato nei mesi del confinamento, la scorsa primavera, nel suo studio personale nel Sussex.

Il primo disco del musicista senza i Beatles, intitolato semplicemente “McCartney”, uscì nel 1970, una settimana dopo l’annuncio dello scioglimento del gruppo, e fu realizzato dall’artista in totale autonomia nella sua fattoria in Scozia. “McCartney II” uscì dieci anni dopo, nel 1980, a conclusione dell’esperienza con i Wings, e fu anch’esso un disco “solista” nel vero senso della parola, sperimentale nei contenuti e completamente “autarchico” nella produzione’.